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Media Valle Camonica

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Elegante ed esposto traverso in fessura per Giovanni Mostarda
su "Ricordi di tempi passati" - 6b+ - Corne Rosse - Concarena




Corna delle Capre
Homo spaeleus leggendariis arrampicantibus
Damioli e c. - VII (85 m.)
Erbosa nella prima parte, si riscatta negli ultimi due tiri.
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Via nuova
Zizioli, Maffezzoni - VII (85 m.)
1° tiro: placca (6a). 2° tiro: strapiombino (6a+). 3° tiro: strapiombo a buchi (6b+).
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Titti e Marena - Il figlio del Nepal
Cavalli e c. - Rispettivamente VII- e VII (100 m.)
Belle vie, ben protette, molto simili tra loro. Placche e muri lievemente strapiombanti su roccia rossa ed erosa.
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Batman in Marmolada
Zizioli, Maffezzoni - VII+ (90 m)
Nome sottilmente polemico per una bella via che, purtroppo, incrocia "Il figlio del Nepal" al 2° tiro. 1° tiro: placca . 2° tiro: diedro strapiombante e traverso in placca. 3° tiro: placca e muro strapiombante a buchi.
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Niente caramelle dagli sconosciuti
Damioli e c. - VII+ (100 m.)
La più bella della parete. Strapiombo atletico nel 2° tiro e placca tecnica nel 3°. Il 4°? Devo ancora ripeterlo.
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Corna Trentapassi
Parete e Spigolo NO
Sent. n° 212
CAI - EEA in condizioni estive; circa M1-M2 e Ao [3 p.] nelle condizioni di innevamento in cui la abbiamo trovata noi, salita senza set da ferrata e il più possibile in libera (200 m.)
Aφ'ανανχης
αρετη


Ieri.
Mi chiama Ralf.
"Posso onorarmi di arrampicare col famoso ddt?".
Ralf non ha bisogno di sentire fischi alle orecchie per sapere che sto parlando male di lui: gli ripondo insultandolo.

E' tardi per una puntatina in falesia.
Ma non per una sgambata.
"Che cosa facciamo? Corna Trentapassi?".
"S', dài. Magari da Toline. Dovrebbe esserci una ferrata che sale dritta in vetta da lì. Non l'ho mai fatta. Ma non ho la relazione...".
"La cerco io, su internet", concludo.

Un rapido giro su gugol.
E in un nanosecondo ho tutte le info indispensabili per l'ascensione.
Inoltre scopro che un buon tratto di traccia attraversa prati ripidi ["Ma mai quanto gli zoccoli delle Pale lucane", spero].
E che il tratto attrezzato si limita agli ultimi 100 m. di dislivello.

Però mi dimentico di verificare la linea di discesa.
Mi accorgo di essermene dimenticato per strada, quasi a fine viaggio.
E nello stesso momento mi viene in mente che il versante della Corna sopra Toline è esposto a nord ["E l'altroieri ha nevicato"].
Passeremo?
Boh...
Ma la cosa non mi preoccupa: siamo alpinisti o caporali?

Arriviamo a Toline, parcheggiamo l'auto e guardiamo in su.
Hem...
In effetti la montagna è bianca, con le rocce in alto ricoperte di neve.
"Fresca o ghiacciata? ", è il dubbio.
Se è ghiacciata, senza picca e ramponi non si sale...

Imbocchiamo il sentiero.
Un signore del posto al quale chiediamo info ci fa: "Si va su di là. Ma oggi non so come sia...".
"Se è brutto, torniamo indietro", rispondiamo.

Saliamo rapidi nel bosco fino ai costoni erbosi esposti ["Mica come sulle le Pale lucane, eh?"].
E poi su, fino all'attacco della ferrata.
Prima e unica scaletta.
Poi afferro la catena per salire alla tirolese, ma...
I guanti in pile, ricoperti di neve compattata, sull'acciaio scivolano peggio che pattini sul ghiaccio.
Niente da fare. O arrampico davvero o non salgo.
Per fortuna la neve è poca, asciutta e polverosa.
Mi incastro di corpo nel camino d'attacco e inizio a lavorare sulle prese con i guanti alle mani, come la maggior parte delle persone pensa facciano di norma quelli che arrampicano.
E come quelli che arrampicano non fanno.
Almeno di norma.
E almeno su roccia.

Riesco a usare le catene per la progressione solo in due punti esposti e con molta difficoltà.
Invece Ralf, il fortunello, ha un paio di guanti con un grip incredibile sulle catene.
E, pacifico, sale alla tirolese tutta la ferrata.
In due ore siamo in vetta.
Panorama incredibile [e digitale dimenticata].
Poi giù per il sent. 206 che, comodo, in un'ora ci riporta a valle.
Sì, non è stata una vera e propria ascensione in stile "ferrata": in più di qualche occasione, durante la salita, avevo gli occhi sbarrati e... qualcos'altro bello strizzato.

Invece oggi piacevole salita natalizia di "In Memoria di Ugo Ischia", a San Paolo.
Tre ore di rapida arrampicata prima della neve.
Ralf lascia sul libro di via il seguente messaggio: "Secondo comandamento: 'Aprire il nido del cuculo...'".
E poi dicono che sono io quello strano.
Se qualcuno indovina che cosa intendesse scrivere il teutonico, gli pago da bere...

***

PS - Info su Ugo Ischia sono reperibili su Bollettino SAT, 2006, 4, pp. 27-29 [a questo link: http://www.sat.tn.it/bollettino/4_2006.pdf].

Numerose le relazioni in rete.
Tra tutte, segnalo questa: http://www.vieferrate.it/ferratatrentapassi.htm; e questa: http://clubaquilerampa.forumer.it/about216-clubaquilerampa.html.

Tre note a integrazione.
1. I costoloni erbosi segnalati come esposti lo sono davvero. Prestare attenzione a come si piazzano i piedi. Meglio non soffrire di vertigini. Tuttavia la traccia, marcata, aiuta.
2. La ferrata è attrezzata [secondo me bene] con catene nuove e una scaletta. Ma si sa... Le mie valutazioni su terreni infidi sono infide: sono abituato male...
3. L'itinerario ha un dislivello di circa 1.000 m.; di questi, 900 su tracce per prati e boschi, 100 su crestina rocciosa; lo sviluppo del tratto a ferrata è di circa 200 m. [la cresta ha tratti appoggiati] [rel. 31 dicembre 2008].

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Rogno
Curiose strutture di verrucano lombardo che caratterizzano la destra orografica della val Camonica poco a nord di Pisogne. Arrampicata su placca tecnica con protezioni talora distanziate.

Piramide di Cheope
Il digiuno delle galline
Facchinetti, Spadaccini, Andreoli - VI (120 m.)
Bella. Delicata in corrispondenza dello strapiombino del 2° tiro.
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Commenti

Messaggio inviato nel maggio 2009

Commento
Ciao Sandro.
Ieri ho ripetuto col mio compagno di cordata questa bella via. Forse non eravamo ancora pronti ad affrontare un sesto grado; comunque, dopo quattro ore abbondanti, siamo usciti...
Per fortuna non c' era nessun altro in parete: almeno non abbiam creato code.
Credo che lo strapiombo al quale ti riferisci [nella tua relazione qui] sia sul terzo tiro e non sul secondo.
Il secondo tiro era su placca, salvo che magari voi abbiate fatto tiri più lunghi rispetto alle soste attrezzate. Noi abbiam avuto serie difficoltà più che altro a superare il tettino, sempre sul terzo tiro, prima dello strapiombo.
Con stima...
Paolo Dolcini


Respondeo
Ciao Paolo.
Non vado a Rogno da una vita e ricordo a mala pena le caratteristiche de "Il Digiuno..."
E' possibile, se non addirittura probabile, che gli itinerari siano stati richiodati. Quindi ti ringrazio per la correzione.
E, quanto alle difficoltà della via e al tempo impiegato, l'evoluzione in arrampicata arriva proprio mettendosi alla prova su vie al proprio limite, sempre che siano sicure e ben protette, come mi pare di ricordare sia il caso della via delle "Pollastre a Stecchetto", su cui mi mandi il commento.
Continua così
Con prudenza, eh?
Ciao e buone arrampicate.
Alla prossima...
Sandro



Mazinga
VI (80 m.)
Ricordo poco: uno strapiombino delicato da qualche parte.
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Sperone del popo
Rommelstrasse
IV+ (150 m.)
Ripetuta in solitaria integrale. Bella via di movimento.
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La Lavagna
Capitan Alekos
VI (70 m.)
So solo di averla fatta.
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Alessandra
VI+ (70 m.)
Solitaria autoassicurato. Mi ricordo doppie complicate (forse avevo una sola corda).
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Sussurri e grida
VII- (70 m.)
Bel diedro tecnico, salito in solitaria autoassicurato. In un primo tentativo molti anni fa, Riccardo Colosio ed io ci ritirammo a causa di un groviglio di rovi all'accesso del diedro. Verificare la percorribilità della via.
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Saralex
VII (70 m.)
Bellissima placca tecnica. Chiodatura distanziata.
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Prosciutto crudo
VII- (70 m.)
Non al livello delle altre vie del settore.
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Pilastro dei Pitoti
Pastasciutta e scaloppine
Savonitto, Sala, Tamagni, Pelamatti - V (160 m.)
Ripetuta più volte, in un'occasione anche in solitaria integrale. Una delle più godibili del posto. Placche tecniche e facili fessure.
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Anestesol sublime
Colombi, Todisco - VII (160 m.)
Molto bella, con un 2° tiro tecnico e l'ultimo davvero impegnativo, tra strapiombini, placche e diedri. Mai banale. La mia seconda ripetizione mi costò il menisco interno del ginocchio destro (attenzione ai piedi in torsione sulle microtacche).
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Gorby Ronnie
VI (150 m.)
Riempitivo. Qualche tettino di impostazione e poi placche in stile "Rogno".
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Corni Pagani
A piede libero
VII (80 m.)
Bella via tecnica con strapiombo da capire.
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Via le ma' dal cul
Colombi, Andreoli - VI (120 m.)
Il "must" di Rogno. Primo tiro in diedro tecnico, poi placca, tettino, ancora placca in traverso e uscita per parete articolata (diedri e tettini). Davvero bella.
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Mega grillo
VII- (100 m.)
Ricordo solo l'ultimo tiro: spigolo tecnico ben chiodato.
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Il ritorno di Achab
VII- (95 m.)
Vaghe rimembranze di un tetto non proprio banale.
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Salamandra
VI (95 m.)
I miei ricordi si perdono tra le nebbie della dimenticanza. Che sia l'età?
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Corna clem - corno lino
via Tita Chiappini
Federici - VIII (180 m.)
Bella via su roccia ottima. 2° tiro da capire (protezioni a chiodi) e 3° tecnico e di non facile intuizione.
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via angelo dell'altissimo
Federici - VIII- (220 m.)
Roccia compatta per questa via che al 1° tiro intimidisce (passaggi tecnici su chiodatura non proprio da falesia), ma poi si lascia arrampicare con soddisfazione. Molto belle alcune lunghezze, tra queste la terzultima in particolare. Con un po' di convinzione l'ultimo tiro può riuscire a vista.

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Cimone della Bagozza
via Cassin
Cassin, Varallo, Frattini - VI+ (410 m.)
Penitenziagite n° 15.

Dite: che cosa è peggio dell'erboring?
O dell'arrampicata su parete smarza?
La risposta esatta è: l'erboring su parete smarza.
Noi eravamo anche intenzionati a comportarci da arrampicatori in pre-pensionamento quali siamo e a fare il giro largo, passando per la "Bramani".
Ma un nevaietto ghiacciato alla base del canale ce ne impediva l'accesso.
E quindi abbiamo tirato diritto per lo zoccolo.

Primo tiro.
Faccio "m'ama-non m'ama" con i blocchetti di roccia che ho tra le mani [tanto so che lei, la roccia, "non m'ama"] e ne butto la metà nel vuoto, cercando di non cilindrare in testa Ralf più sotto.
E il tedesco ad avermelo suggerito: "Disgaggia!".
E io disgaggio.

"M'ama...".
Swissch..
"Non m'ama...".
Swissch..
"M'ama...".

Poi mi viene un dubbio...
E se "finissi" lo zoccolo?
E se tutto crollasse, assieme al pilastro sopra le nostre teste?
Che il ghiaione là sotto sia stato creato da torme di alpinisti disgaggiatori?
Smetto.
Mi concentro sull'arrampicata e, lento come un palombaro, raggiungo la sosta, sospesa.

Venti m. sopra.
Altro punto di fermata.
Il prossimo tiro dovrebbe essere "V+".
Ralf vede un ch alla mia sinistra.
A me il tratto protetto dal ch sembra poco "V+".
Ralf insiste.
Vado a vedere.
Infilo con delicatezza le dita sotto un "coso", a occhio 4-5 tonnellate, che, "bussato", produce un cupo e rimbombante "booghhh" [brutto segno], lo traziono piano piano, mi alzo, traverso e guardo.
Nah!.
6b...
Torno indietro.
Passano gli anni. Ma Ralf resta sempre cablato sul 7a...
La solita storia del lupo, del pelo e del vizio...
Un vizio montano, che pensate?

Più in alto ancora.
Dalle parti di S8.
Alla base di un diedro.
La rel. reperita a questo link [http://www.scalve.it/passeggiate/Bagozza-Cassin.htm] recita: "Diedro bellissimo"...
Ralf: "Ma è questo il 'diedro bellissimo'?"
In effetti lui è alla base di un ordinario diedro aperto.
"Non è che magari è quel diedro là, più a sx?", continua.
Io sto salendo per la linea da lui seguita sul tiro, più a sx e - ovvio - più difficile della linea "Cassin-original"...
Guardo su.
Un diedro strapiombante, dalla geometria spezzata e senza prese.
6c?
"Non è che magari il diedro è bellissimo per chi fa il IV?", gli chiedo.
Tocca a me.
Riparto.
Primi movimenti spingendo di piedi sui due lati di quel roccioso libro aperto...
Il solito diedro...
Quello facile...
Gnà brut, gnà bel...
Fratello di diecimila diedri così, in giro per le Alpi.

Intanto alle nostre spalle il sole del grande meriggio investe con tutta la forza della sua luce i magnifici pendii erbosi della Valle dei Teiassi.
Butto un sasso nel vuoto - uno più o uno meno, che cosa vuoi che sia? - e lo guardo precipitare a parabola verso il nevaio, laggiù.
Arriva in fondo senza nemmeno un tonfo.

PS - Secondo il dbase che mi serve a organizzare le vie, è il mio itinerario n° 500!
Cifra tonda.
Mi autocomplimento con me!
Brao ddt!!!

Solo alcune integrazioni alla rel. reperibile a questa pagina: http://www.scalve.it/passeggiate/Bagozza-Cassin.htm.
In generale i tiri della rel. segnalata sono meno lunghi di quanto indicato da R. Cioccarelli.
Inoltre dev'essere passato Alpineman con lo sbrigaciodi: su alcuni tiri e in corrispondenza di diverse soste si trovano meno protezioni di quanto segnalato.
Usati friend fino al 5 Ande e nut piccoli e medi. Martello utile per ribattere i ch.
Itinerario descritto dall'attacco originale.

L1 - Rampa [da dx a sx] a dx del filo di spigolo, partendo in corrispondenza di una targa in bronzo. Poi per spigolo e a sx in canale. Il tutto parecchio franabbile (20 m. - V).
L2 - Fessura sul fondo del canale-diedro (15 m. - V).
L3 - Diritti per fessura a dx di uno scudo strapiombante staccato. Al suo termine più o meno sempre diritti prima per rocce e prato inglese verticale. Poi per gradoni. Sosta a dx dello spigolo [cordone attorno a grande blocco] (60 m. - V+).
L4 - In obliquo e in traverso a sx rientrando poi a dx nei pressi di una forcella [congiunzione con var. da dx] (30 m. - IV).
L5 - Si rimonta da dx a sx il bordo verticale di una rampa con andamento da sx a dx. Si risale la rampa (poss. sosta dopo 20 m.), si traversa ancora qualche m a dx e si obliqua a sx per facile placca fino alla sommità di un grande pinnacolo, sotto una parete strapiombante. Sosta sul suo fianco sx (45 m. - IV).
L6 - Si raggiunge la forcella tra pinnacolo e parete strapiombante, si scende 4-5 m. per canale alla sua dx e si traversa a dx su terrazzino fino a una scomoda sosta (15 m. - V-).
L7 - Diritti sopra la sosta; a un bombé si piega a sx per rientrare subito sulla verticale della sosta, puntando a una fessura prima verticale e poi obliqua a sx che conduce fuori dal tratto strapiombante (30 m. - VI+).
L8 - In obliquo a sx fino a una cengia (poss. sosta - 7 m.), si traversa a sx e, sulla verticale di un diedro aperto e appoggiato, si sale puntando alla base del diedro in questione (30 m. - IV?). Un solo ch di sosta (mi pare). Ralf sale più a sx [cengia. obliquo a sx su placca, diritti fin sotto un tettino, che si supera a dx rientrando poi a dx alla base del diedro, con difficoltà di V-.
L9 - Diedro, se ne esce a dx poco sotto un grande tetto, placca appoggiata, muretto sotto rampa, rampa a dx. A dx di un fix [Alpineman non ha fatto pulizia per bene] c'è 1 ch universale rosso di sosta (35 m. - IV).
L10 - Diedro sopra la sosta, piegando a dx in nicchia in un punto nel quale questo si fa verticale; quindi si rientra a sx e si esce dal diedro a dx. Per facili rocce alla sosta in nicchia (40 m. - V+).
L11 - Si segue la bella fessura obliqua a dx che parte a dx della nicchia fino al punto in cui si esaurisce [cordone in clessidra]; poi si obliqua a sx per bella placca fino a un ch vecchissimo. Di qui diritti alla sosta, alla base di un caratteristico e bel diedro (30 m. - V-).
L12 - Per il diedro in cima a un pinnacolo. Quindi per breve tratto in fessura e in obliquo a dx in una nicchia grazie a buone prese. Si entra nell'ampio canale appoggiato che sale fino in vetta e lo si segue fino al suo esaurirsi (80 m. - V+). Svariate possibilità di sosta intermedia su spuntoni o affini [Rel. 16 luglio 2008].

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Sandro De Toni - Via Allegri 92 - 25124 - Brescia - Tel. 320 118 118 0 -