Ripetuta con Dario Sandrini. Dopo un
bivacco a Malga
Ciapela
e una colazione a base di caffè forte concentrato
propinatami
dal
buon Dario, in una stupenda mattina d'estate salimmo alla cengia dei
Camosci.
Al colmo della mia bontà e desiderando che potesse gustarsi
al
meglio
la libera, lasciai a Dario i tiri più duri.
Nella prima parte la via segue un evidente sistema di diedri e fessure
alla
sinistra dei grandi camini di melafiro (sito caratteristico per la
presenza
di uccelli paduli, secondo Giovanni Mostarda). Nella prima parte vi
sono
diversi tratti friabili, con chiodatura inesistente. Dal 3°
tiro la
roccia
diventa grigia e si fa migliore. In questa sezione la linea si mantiene
sul
fondo del grande diedro. Dario divagò su placche a sinistra
più
o meno in corrispondenza della strozzatura di VII- (gradi rel.
Furlani),
tratto in inganno dall'approssimativa descrizione dell'alpinista
trentino,
sulla quale sembra esserci un tiro in più. Trovò
sosta.
Dopo
un mio tentativo sopra la sosta (placca marmoladiana compatta e
sprotetta,
eccettuato un chiodo proprio sopra il punto di fermata), per sbrogliare
la
situazione Dario scese qualche metro e rientrò a destra per
placca
ipertecnica (1 lametta di protezione - VII).
La via prosegue per lama (VI+ - sosta) e fessura che, a sua volta,
conduce
ad una cengia spiovente di roccia compatta. Il tracciato originale
piega
a sinistra, lungo la cengia (la sosta, che non si vede, è su
ripiano
in placca un paio di metri sopra) e non diritti (VI - Var. Aste -
Navasa),
come feci io, attirandomi di Dario l'ira funesta, che fortunatamente
non
addusse danni.
Il tiro successivo è impegnativo (diedro ben chiodato, OS
per
Dario,
1 punto di aiuto per me, che arrampicavo con l'"infante" sulla
schiena). Dopo
le due lunghezze di V+, proseguimmo in conserva su placche facili
(circa 150
m.), sulle quali io riuscii a combinarne un'altra delle mie. Se vi
capita
di passare da quelle parti e trovate un chiodo nel bel mezzo delle
placche,
ebbene, l'ho lasciato io, credendo che fosse di via. Vedendomi arrivare
in
sosta senza gingillo (il chiodo, non altro), Dario divenne
più
nero
delle nere nubi che circondavano minacciose la Civetta a Est. Mi salvai
a
stento.
Discesa impegnativa per cresta aerea prima e per caminetti e paretine
friabili
poi. Riuscimmo a prendere l'ultima funivia, anche se fummo costretti a
lasciare
in ostaggio le nostre corde ai gestori perché eravamo senza
portafogli.
Per quanto possa sembrare incredibile, qualche soldo può
risultare
utile anche nelle più ardue imprese dolomitiche.
Rieser, Schiestl - VI (450 m. - fino alla
cengia
mediana)
Ripetuta, in periodo "tesi", facendo da
"piccolo" a
Giovanni
Mostarda come preparazione alla "Don Quixote". Le lunghezze di V in
fessura
(in realtà VI dolomitici) sono piuttosto sostenute.
Caratteristico
l'antro nel quale si apre il foro che conduce alla cengia mediana. Le
calate
in doppia sono su "Don Quixote". Dario Sandrini e Gino Maffezzoni, che
la
completarono in una successiva occasione, trovarono difficili i camini
della
sezione terminale.
Vedere la luna
Essendo nell'occhio
Lo so.
Avevo fatto il primo tentativo con Ralf.
E - lo so - Dario più di qualche volta mi aveva buttato lì l'idea di provare l'evanescente linea tracciata dai cechi sulla Parete d'Argento.
Tutti e due godevano di una specie di - come si può dire? - "diritto di prelazione" a una ripetizione della via col sottoscritto.
E poi Andrea, che mi aveva proposto la via a maggio, solo un paio di settimane fa l'aveva tentata con Maurizio.
Quindi, quando era tornato alla carica dieci giorni fa, avevo pensato: "Ma sì... Gingilliamoci pure con questo sogno da arrampicatore in pre-pensionamento. Facciamo finta di prepararla..."
Gingilliamoci... Facciamo finta...
Anche perché la forma - dopo la lunga pausa venezuelana - era quella che era: approssimativa.
Poi le previsioni meteo per lunedì e martedì.
Tempo bello stabile. Zero termico a 4.600 m..
Andrea: "Andiamo?"
Potevo dirgli di no?
Uno dei pochi sogni - quelli veri - rimastimi...
Almeno tentare.
Un tentativo serio...
Con mia grande sorpresa siamo passati.
Andrea dice che il Pesce ha abboccato.
Io ho piuttosto la sensazione che abbiamo abboccato noi: il Pesce ci ha attirati nelle sue viscere di calcare, ci ha mostrato per una notte il mondo con i suoi occhi [un mondo diafano anche al buio notturno, fatto di onirica materia lunare] e ci ha risputati su, attraverso labirintici strapiombi a buchi, perché trovassimo la nostra strada fuori da quel mare verticale di bianco abbacinante.
E noi [dicevo], lenti, siamo passati: siamo riusciti a seguire le tracce lasciate sulla parete da quelli che ci hanno preceduti.
Spero che Ralf e Dario mi perdonino.
Non potevo lasciarmi sfuggire un'occasione simile.
Non potevo restare col dubbio di sapere se i sogni possano o no evitare la loro sorte di pure immagini e trasformarsi, almeno a volte, in qualcosa di presente, qui e ora, nell'ordinaria vita di ogni giorno.
Insomma, l'ho fatto per altissimi scopi... hem... teoretici.
Mi perdoneranno mai?
Che cosa?
Se poi ho scoperto se i sogni possono - a volte - diventare realtà?
Mah...
Adesso, così, a caldo, mi verrebbe da dire che - a spanne - possono.
Ne viene fuori uno strano ibrido di sublime, grottesco e banale.
Di onirico, appunto.
Ma possono.
Sì, direi proprio che possono.
Grazie, Andrea.
PS - La rel. reperibile a
questo link [www.romagnaclimb.it] è ottima.
***
Lunedì 31 agosto 2009.
Siamo al Falier da ieri sera e, in qualche modo, nella notte abbiamo riposato.
Le 4:00 sono comunque arrivate in un lampo.
Rapida colazione [per me un litro di latte parzialmente scremato, un po' per idratarmi, un po' per riempirmi lo stomaco; non sarà proprio la migliore delle scelte].
Poi, al buio, saliamo alla parete.
Siamo sotto alle 5:30.
Mentre io svuoto le budella nel tentativo di liberarmi dei "gatti" infuriati che hanno cominciato ad agitarmisi nella pancia [complice il freddo, il latte sta cominciando a fare effetto], Andrea sale all'attacco e si fa una cicca [ha promesso a sua moglie che, se riesce a ripetere il Pesce, smette].
Io lo raggiungo che appena inizia ad albeggiare.
Non sono né preoccupato, né emozionato. Solo vuoto.
L1 - Quando la luce è sufficiente, parto [Andrea ha già fatto il tiro due volte e vuole lasciare a me il piacere]: lama friabile, qualche spit ribattuto alla sua dx; al suo termine piego a sx e raggiungo la sosta (40 m. - VI-).
L2 - Andrea mi raggiunge col saccone sulle spalle, traversa a sx lungo la cengia, appena possibile sale diritto e a dx e raggiunge la cengia sopra; gran giro, ma si è alzato solo di una ventina di metri (40 m. - V).
L3 - Io aggiro uno spigolino a sx della sosta e salgo diritto per lame fino a una nicchia a sx del grande tetto che caratterizza la parte bassa della parete; primi esperimenti col saccone: faccio una fatica dell'
osti; al primo colpo di recupero tiro poco: e Andrea, che ha la mano sotto il saccone, si prende una pestata al dito medio di non ricordo quale mano; cominciamo bene (40 m. - V+).
L4 - Andrea va un po' a dx e, per rocce facili, sale la parete appoggiata e rotta sotto l'inizio dei diedri di "Variante Italia" e della nostra via (40 m. - III+).
L5 - Io salgo in obliquo verso sx puntando alla base del "nostro" diedro. Ho già percorso questo e il tiro successivo nel 2006, con Ralf. Andrea ha pietà di me e porta su il saccone a spalle (50 m. - V+).
L6 - A lui la prima parte del diedro [traversando a dx dopo circa 8 m. e facilitandosi di un bel po' la vita rispetto a Ralf, che - durante il nostro tentativo del 2006 - era salito diritto sparato] fino alla sosta su clessidra (40 m. - VI-).
L7 - Io proseguo nel diedro, guardo a sx alla placca sulla quale ho deviato durante il tentativo con Ralf, penso a quanto siamo stati polli e salgo fino al termine del diedro ad arco; fatico a recuperare il saccone; ma siamo veloci (35 m. - VI/VI+).
L8 - Andrea supera lo strapiombo a sx della sosta e sale in obliquo a sx fino al punto di fermata, vicino; l'esposizione comincia a farsi sentire (25 m. - VI+).
L9 - Obliquo a sx e diedro fin sotto un tettino; lo aggiro a dx e proseguo per fessura e placca di impostazione fino in sosta (35 m. - VII-).
L10 - Non ricordo molto del tiro; solo l'arrivo in sosta, in una nicchia; una quindicina di m. a sx si vede il diedrino del primo tiro duro (40 m. - VI+).
L11 - Iniziano le danze; da qui quindici giorni fa Andrea e Maurizio si sono calati; sul primo passo duro, a circa 1/3 di traverso a sx, faccio un timido tentativo in libera, poi tiro fuori un
cliff e inizio la prima delle mie meditazioni trascendentali odierne per convincere il gancio a stare lì, sul nasetto su cui l'ho piazzato; [...] DA QUI IN AVANTI - SU SUGGERIMENTO DI BEPPE - TAGLIO IL DETTAGLIO DELLA REL., PER EVITARE DI TOGLIERE IL GIUSTO MARGINE DI INCERTEZZA A EVENTUALI RIPETITORI CHE LEGGANO LA REL. E SEGNALO SOLO LE PROTEZIONI USATE: CHI LO DESIDERI PUO' CHIEDERMI IL DETTAGLIO VIA EMAIL - 1 cliff, riposo su 2 lamette, 1 fr, 2 ch in artif., poi libera fino alla sosta (30 m. - VII/A1 o VII+/A0).
L12 - Andrea, in difficile obliquo a sx; un paio di pass. al pelo; poi diritto fino all'inizio del diedro svaso (35 m. - VII).
L13 - Ora siamo proprio dentro le foto delle riviste. Parto, trovo tutto come da rel. romagnaclimb [forse il VI+ prima del secondo bong è VI-], arrivo ai buchi per i
cliff, altra breve meditazione trascendentale per ingraziarmi i favori dei ganci; poi vado: [...] 2 cliff buoni [...] ; sono fuori dalla sez. dura; adesso in obliquo a dx; un riposino per migliorare la protezione al secondo kevlar; poi traverso a un diedrino e sosta; l'ambiente è grandioso; vediamo il Pesce ormai vicino (35 m. - VII-/A1/A2).
L14 - Andrea fa qualche numero con i cordoni di sosta per prendere un bucone evidente a dx, piazza un buon friend, sistema il suo primo
cliff della salita, raggiunge lo spuntone con cordoni, esce in libera dalla sezione dura del tiro ed entra nel Pesce; lo raggiungo a ruota; sono solo le 15:10 (20 m. - VII/A1).
Andrea è entusiasta: "Arriviamo in cengia questa sera. E domani in tre ore siamo fuori. Poi birrozzo da litro, ci stendiamo sui prati, dormiamo tutto il pomeriggio e rientriamo con calma a casa."
Io sono un po' meno entusiasta: comincio ad avere qualche crampo ai bicipiti.
E poi "fuori in tre ore"? La relazione sopra la cengia non dà ancora 13 tiri? Solo per le manovre di sosta ci vorrà ancora minimo un paio d'ore.
Ma non dico niente.
L'importante, questa sera, è salire il più possibile.
Mi faccio dare il materiale e parto.
L15 - Mi alzo un paio di m. sopra e a dx della sosta, poi mi fermo: le braccia sono proprio grippate: le prese ci sono; ma sono i bicipiti a rifiutarsi di chiudere; due ottimi
cliff mi aiutano a superare la breve sezione strapiombante e a raggiungere quella che ha tutta l'aria di essere una sosta intermedia, all'inizio del traverso sopra il Pesce; [...] 2 cliff sul muro a dx del "Pesce", 1 fr e cl sul traverso, in libera con 1 resting, 1 pass su cliff, in libera fino a sopra l'ultimo ch prima della sosta e, piazzato un tricam e dopo mezzo riposo su cliff su cui scarico parte del mio peso restando sulle braccia, esco in libera alla sosta; romagnaclimb suggerisce di proseguire per altri 10 m.; ma io non ho sfalsato le corde [le nostre mezze sono sottili e nuove e temevo non avrebbero frenato con efficacia in caso di volo]; quindi mi fermo; rinforzo la sosta con un ottimo BD 3 e recupero Andrea; lui, riposandosi un paio di volte, sale a saltoni e arriva in sosta dicendo: "Avrebbero dovuto arrestare Auer per tentato suicidio" (28 m. - VIII-/A2 o VIII+). 1 h e 15' per il tiro. Per oggi, la cengia, ce la sogniamo.
L16 - In altri quattro saltoni Andrea raggiunge la sosta dopo, 10 m. sopra, più o meno sulla verticale della sosta precedente (10 m. - VIII-/A1/A2). Ma, quando arrivo in sosta, mi dice che sente anche lui crampi alle braccia. Sono le 17:30. Sarebbe meglio fare anche i prossimi 20 m., per toglierci il peso domani mattina. Ma - dice romagnaclimb - il prossimo è il tiro più duro della via: meglio farlo da freschi. Fissiamo le corde e ci caliamo.
In nicchia ci sistemiamo alla meglio nei pressi della sosta a spit a dx [guardando la parete], scattiamo un paio di foto, mangiamo e ci infiliamo nei sacchi a pelo. Alle 18:30 già ci mettiamo a dormire.
Io, abbastanza comodo, sprofondo subito in un sonno senza sogni.
Arriva il buio che non me ne rendo neanche conto.
Ogni tanto mi sveglio perché la luna, una luna non piena ma luminosissima, rischiara la notte a giorno, al punto da svegliarmi, se - per caso - gli occhi, per quanto chiusi, restano esposti ai suoi raggi.
Un rimedio c'è: testa cacciata ben dentro il sacco a pelo.
Ed è proprio meglio fare così.
Non solo per riposare.
Ma anche perché quella visione, quella bellezza, quel vedere la luna, il cielo, le montagne, la valle avvolti da quella luce densa e vederli come stando dentro un occhio, un occhio a forma di pesce, quel sogno fatto materia, là fuori, ha un che di soverchiante, di eccessivo, che mi è faticoso sopportare.
Solo a mezzanotte, per sgranchirmi la schiena, di intenzione guardo fuori, mi siedo e mi stiracchio: Andrea subito si mette a sedere anche lui e mi dice che scivola in basso e non riesce a dormire.
Gli suggerisco di sistemarsi il cordino di recupero - riavvolto - sotto il sedere. Lui ci prova. Sembra che le cose vadano meglio.
Dopo appena uno sguardo all'impressionante paesaggio, là fuori, mi sdraio e mi inabisso di nuovo nel mio sonno senza sogni [in effetti il sogno è fuori; come potrebbe essere dentro?].
Alle 5:45 - dopo 11 ore quasi filate di sonno - mi sveglio del tutto e mi alzo a sedere. Guardo la valle prendere luce e forma un po' alla volta.
Alle 6:45 anche Andrea si tira fuori dal sacco. "Hai russato e scoreggiato tutta notte", mi fa. "E io, che scivolavo in basso, non ho dormito niente. Magari, se mi fossi messo dov'eri tu, ci sarei stato meglio."
"Mi spiace. Potevi avvisarmi..."
"No, sarebbe stato un casino spostare tutto... Comunque, ti avrei picchiato volentieri... "
Vabbe', ormai è andata.
Facciamo colazione con un caffé in lattina ciascuno e un paio di barrette.
Niente acqua: dei 4 l che avevamo in partenza, ce ne resta a mala pena mezzo. Ci deve bastare per tutto il giorno.
Alle 8:00 mi porto a sx del Pesce per risalire le fisse. Uno spit campeggia anche lì, piantato sulla parete sx della nicchia. Lo avessimo visto ieri, avremmo potuto attrezzare il bivacco qui, dove è più piano, e Andrea avrebbe riposato.
Scherzi della stanchezza...
Beh, è ora di iniziare questa lunga giornata.
Faccio gli autobloccanti, me li lego all'imbrago e mi stacco dalla nicchia che è stata nostra tana per questa notte.
In circa 20' di noioso e faticoso lavorio coi
machard arrivo alla sosta.
Andrea mi segue rapido.
"Chi parte?", chiedo.
"Facciamo pari e dispari?", propone Andrea.
"No, no. Che "pari e dispari"?", dico: so che perderei.
"Ok, vado io", si offre generoso.
Sì, molto meglio: lui nelle uscite in libera è più forte ed è anche più alto.
E il tiro è in traverso? Sai che casino, se non passassi, rientrare in sosta e far andare avanti lui? Meglio andare a colpo sicuro.
L17 - Andrea si lega e parte: obliquo e traverso a sx.
Arriva al nut incastrato: [...] 1 fr e 1 ch, 2 ganci, 2 tricam, ch di via, in obliquo con 2 pass. su cliff [...] poi, con un paio di poderose zampate in libera, agguanta la sosta. Fatta. Io passo in libera la prima sequenza dura [1 p.a. poco sotto per scarsa fiducia nei miei mezzi] e, raggiunto il ch dal quale si torna a dx, mi alzo al massimo sul primo
cliff per guadagnare altezza e pendolare sotto la sosta nel punto più favorevole possibile. Poi, con qualche tirata su
reglette, arrivo accanto a lui. Un'ora per il tiro (20 m. - VIII-/A2 o VIII/A3).
Sopra, la parete si appoggia, anche se va a morire sotto i tetti terminali: bell'intuito, i primi salitori, a uscire di qui.
L18 - A me il tiro del pendolo. Il fessurino che la rel. romagnaclimb dà di VI- si rivela un VI- molto robusto; arrivo alla piccola cl. del pendolo, che ora ha un kevlar nuovo [...] 1 ch di via e 1 tricam mio; pendolo a sx al diedro; friend e nut medi e piccoli sulla fessura di fondo - ricomincio a salire con arrampicata faticosa. La rel. Giordani darebbe una sosta nel diedro sul quale la fessura si esaurisce; ma, arrivatovi, non trovo niente; con le corde che fanno attrito, obliquo a sx all'evidente sosta sulla verticale del margine sx della fascia di tetti (35 m. - VII-/A1).
L19 - La via d'uscita è a dx. Quindi Andrea torna nel diedro, lo risale fin sotto il tetto, pianta un ch universale e traversa a dx, usando la fessura di fondo (15 m. - VI+/A1). Io, mentre martello per togliere il ch, sento vibrare tutto il blocco di roccia a cui mi sto tenendo: lascio lì in universale e proseguo in libera fin sotto la sosta; 1 p.a. per uscire: tra corde attorcigliate e materiale vario che ingombra il tratto di roccia sotto il pulpito di fermata, proprio non riesco a trovare le prese per superare lo strapiombo.
L20 - Diedro finale; raggiungo il ch 4 m. sopra la sosta, ridiscendo, pendolo nella fessura-diedro a dx, in libera a spizzichi e bocconi raggiungo il tettino finale; 2 p.a., facile canalino, fuori (VII/Ao). Quando Andrea mi raggiunge, sono le 13:00. Cinque ore per cinque tiri...
Pazienza...
In cengia è caldo, un caldo soffocante.
Andrea va a vedere se nel bivacco c'è acqua: niente, solo bottiglie di plastica vuote.
Io mangio una barretta, Andrea credo neanche quella. Ci dividiamo la poca acqua rimasta e ripartiamo per la seconda parte.
L21 - Il passo di VI in placca è Ao per entrambi. Saremo anche debilitati. Ma in falesia un passo simile sarebbe un buon 6b+ di blocco (15 m. - V/Ao).
L22 - Andrea mi fa fretta. "Faccio il possibile", dico. Senza saccone salgo rapido il diedro, ne esco a sx, supero uno strapiombino [ch] e faccio sosta [attrezzata] in un canalino 7-8 m. sopra (40 m. - V+/VI-).
L23 - 50 m. di placche appoggiate per Andrea (50 m. - III).
L24 - V+ di blocco sopra la sosta, poi rampa verso sx [IV], quindi per placche a dx del fondo del gran diedro, sotto un magnifico, imponente pilastro giallo; sosta da attrezzare (50 m. - V+, 3 m.).
L25 - In obliquo a dx, fino a portarsi alla base delle placconate che introducono ai camini finali. Sosta su cl.. Andrea proporrebbe la conserva lunga; ma siamo stanchi, il saccone è ingombrante e instabile sulla schiena e Andrea ha moglie e un figlio nato da 2 mesi; andiamo avanti alla vecchia, valà (60 m. - III).
L26 - Diritti e in obliquo a sx fino a entrare nel camino di sx dei due che incombono sulle placche terminali; sosta su 2 fr (60 m. - III).
L27 - Nel camino; io, nel salire da secondo col saccone, faccio una fatica incredibile (60 m. - IV).
L28 - Dobbiamo aver saltato un tiro; siamo alla "zona strapiombante" di L27 della rel. romagnaclimb, asciutta; salgo la lama strapiombante (sarò stanco, ma per me è almeno VI), poi cengetta, a dx a un primo canale e in obliquo a un secondo; sosta su 2 fr e nut (30 m. - VI).
L29 - Andrea propone: "Tu sei pratico nei camini e da secondo sei lento; se vai avanti tu, guadagnamo tempo"; grande idea: farei qualunque cosa pur di non portarmi sulle spalle quel maledetto saccone; diedrino, placca a sx, ottima sosta (40 m. - V).
L30 - Di nuovo nel camino; 3 ch di sosta (40 m. - IV+). Andrea, da secondo, col saccone sale come un treno.
L31 - Ultimo tratto del camino, con strozzatura impegnativa; poi rocce facili (35 m. - V+).
L32 - Canale; al cavo metallico a sx per canalino; si oltrepassa una forcelletta, si cambia versante e, per altro canalino, si raggiunge un fittone al quale si fa sosta (60 m. - III). H 18:40.
Mentre lo raggiungo, Andrea sta già parlando al cell. con Beppe, che lo ha chiamato non appena la rete ha preso.
A ruota ci segue una cordata a tre, due ragazzi e una ragazza di Como e Varese, dall'Ideale, molto veloci [12 ore per la via, ripetuta in giornata].
Hanno ancora mezzo l. d'acqua, che ci regalano. In due sorsi è finita.
Poi ci precipitiamo giù per il ghiacciaio, raggiungiamo due cordate che hanno ripetuto "Tempi Moderni" [rispettivamente 10 e 12 ore, vere e proprie schegge], socializziamo il minimo indispensabile e sgambettiamo al passo Fedaia. Urge reidratazione. Alle 20:20 siamo alla locanda del valico.
Qui altro che birra...
Acqua e caffé doppio: ci aspettano ancora 3 ore di auto fino a Brescia.
Alla spicciolata arrivano anche gli altri. I ragazzi dell'Ideale, che hanno lasciato una bici al Fedaia e il furgone a Malga Ciapela, si sono offerti di portarci all'auto, rimasta come al solito all'attacco del sentiero per il Falier; ma lo faranno solo dopo essersi rifocillati. Noi e le altre 2 cordate attendiamo pazienti e grati del passaggio: alle 21:00 di martedì sera quante auto vuoi che transitino per il Fedaia? E quante di queste darebbero un passaggio a un branco di alpinisti puzzoni?
Io ne approfitto per starmene nel piazzale a guardare la luna.
Il giorno prima, in nicchia, Andrea mi aveva chiesto se fosse crescente o calante.
Io avevo recitato: "'Gobba a ponente, luna crescente; gobba a levante, luna calante'". La gobba è a levante, quindi è calante."
Ma questa sera la luna è più grande di ieri...
Com'è possibile?
Che sia sbagliato il proverbio?
Ah, no... La gobba, il lato più tondeggiante... Non era a levante, era a ponente... Che scemo...
Alle 23:00, grazie al passaggio dei colleghi della Lombardia occidentale, siamo in auto, pronti a partire.
Sulle prime parliamo poco.
Poi, un po' alla volta, diventiamo consapevoli: abbiamo fatto il Pesce.
Ma dimmi tu...
Cazzo, abbiamo fatto il Pesce! [rel. 7 settembre 2009]
Mi scrive
Guerza [detto anche Andrea, con me sul Pesce]:
Un caloroso ringraziamento a te e alla tua compagnia, e in modo particolare per avermi fatto da ottimo compagno di cordata per raggiungere un sogno che mi bruciava nel cuore da più di 10 anni.
Preparati x la Philipp-Flamm.
Con affetto...
Grz
Guerza
Respondeo
Beh, che cosa aggiungere a quello che ho già scritto?
Vediamo quello che salta fuori nel racconto della salita, quando riesco a stenderlo...
Tu, intanto, fa' sviluppare le diapo...
E ok, inizio a prepararmi - almeno mentalmente - per il diedro Philipp.
Per l'anno prossimo, però, eh?
'Ché adesso sono appena appena debilitato...
Di nuovo grazie a te.
Ci sentiamo
Ciao
Sandro
Mi scrive
GbF:
Giusto approfittarne.
Però credo che sia come fare una via con una guida.
Rimane poi il dubbio: sarei capace di farla senza di lui?
GbF
Respondeo
Ciao GbF.
Presumo che tu ti riferisca a me, ponendo la domanda: in sostanza io [Sandro] sarei stato in grado di fare la via senza Andrea?
A essere onesto, direi proprio di no.
Non tutta da primo: non avrei retto allo stress psichico sui tiri duri, così in sequenza.
Avrei avuto di sicuro bisogno di un socio per andare in alternato: al momento attuale potevo salire il Pesce - tra le persone che conosco - o con Andrea o con Dario.
Forse anche con Ralf, magari dando a me e a lui due settimane in più di preparazione [e facendomi spiegare bene da Andrea dove si passa nella parte bassa].
E, certo, avevo in partenza alcuni dubbi di passare su L15 della rel. romagnaclimbing [per questo ho chiesto ad Andrea di fare lui il tiro da primo: a braccia stese è 30 cm più alto di me; 1 pass. su cliff precario risparmiato].
Però sono passato - da primo - su L10 [primo 7a, non tutto in libera, eh?], L12 [diedro svaso], L14 [traversata sopra il Pesce e placca fino alla prima sosta], L16 [tiro del pendolo] e L18 [diedro strapiombante].
Non so tu, ma io mi sarei sinceramente trovato in imbarazzo a pagare una guida avendo fatto metà dei tiri duri davanti.
Insomma, credo di essermela guadagnata, la salita.
Che poi non fossi in forma smagliante, è vero: sui primi tiri, col saccone pieno, facevo molta fatica a recuperarlo; ho forzato i primi m. di L14 a suon di cliff perché non riuscivo a tenere chiusi i bloccaggi; e sono stato costretto a fare da primo dal quintultimo al penultimo tiro perché da secondo, col saccone, salivo alla metà della velocità di Andrea e arrivavo in sosta stravolto.
Ma, in certi casi, anche mestiere ed esperienza possono fare la loro parte [altro NB: "mestiere" non significa che abbiamo usato trucchi, canne da pesca o furbi vari. Solo NdA. C'era chi ci ha tenuto d'occhio dall'inizio alla fine; e credo possa testimoniarlo...]
.
Di sicuro l'entusiasmo, la voglia di fare la salita, la forza e la giovinezza di Andrea sono stati determinanti.
Insomma, la cordata era composta in modo strano; ma il mix alchemico ha funzionato bene.
Giusto per chiarire...
Grazie per avermene data l'occasione.
Ciao e buone arrampicate.
Sandro
Mi scrive
Farfalla Indigesta:
Ma insomma...
Nessuno che commenta sandrodetoni.it che fa il Pessie?
Nessuno che si complimenta o che critica?
Non ci sono più i siti di una volta...
Indigest FarfallsRespondeo
Ciao Farfalù....
Ma no: qualcosa [poco], piano piano, arriva...
E per fortuna è poco: non ho molto tempo per gli aggiornamenti.
Comunque nel we spero di riuscire a caricare un report più completo [così almeno ci sarà qualcosa su cui discutere].
Alla prossima.
Mandi
Sandro
Mi scrive
Guerza [rispondendo anche a GbF]:
Alè Hander!!!
Eccomi qua.
Letta la relazione: troooopppo preciso!!!
Chiarirei che il ch. di L17 era gia
in loco... Tanto per invogliare i ripetitori!!!
E qui mi rivolgo a - credo un tuo amico o conoscente - GbF...
Penso che a volte l'educazione di Sandro vada un po troppo oltre ai limiti del buonismo...
Con tutte le parole che potevi mettere insieme nelle 3 righe che hai rubato al sito, non sei stato in grado di tenere chiusa nelle mutande la tua invidia verso gli altri.
Tornato dal "Pesce", una persona mi ha detto: "Finalmente sei riuscito a salire una via con il cuore e non solo coi muscoli"...
Beh, ha proprio ragione...
Peccato che persone come te non se lo sentiranno mai dire...
se ti firmi e se vuoi, io o Sandro, ti possiamo insegnare che cosa voglia dire.
Guerza
Respondeo
Heilà Guerza!
Che cordata, eh?
L'alpinista buonista e l'alpinista cattivista...
Non so chi sia GbF. Però mi aveva scritto un paio di volte prima. E lo aveva fatto in modo pacato.
Quindi, quando ho ricevuto il suo commento, ho pensato che avesse scritto così più per un malinteso che per malcelata invidia.
In fondo io non ho fatto che scrivere che senza di te dubitavo ce l'avrei fatta [ma sottintendevo: anche tu senza il mio supporto].
Per questo ho preferito raccontare come si è svolta la salita, in modo che ognuno possa fare le proprie valutazioni.
Sì, forse avrei potuto usare toni più epici nel racconto. Ma, in tutta sincerità, non riesco proprio a sentire mio uno stile di scrittura eroico: dopo il Nuovo Mattino, l'arrampicata libera, le gare, 8a.nu, le sale boulder e le prese di plastica, anche il mito - che pure sopravvive - fatica a presentarsi così com'è.
E comunque noi eravamo lì e sappiamo quanto sono state intense quelle ore di... lotta?
Per quanto mi riguarda, io considero la questione chiusa.
Se però tu e GbF volete continuare a... confrontarvi, fate pure [magari non scrivete troppo, eh? 'Ché devo caricare tutto a mano].
E, in merito al ch, ecco perché non riuscivo a toglierlo!
Vabbe'...
Hai sviluppato le diapo?
Ciao e grazie per il post
Sandro
Mi scrive, per concludere,
Guerza:
Alè Hander!!!
Ok... Questione finita col gbf...
Tanto el Pehh l'è là de fa...
Haluti a tuch
Guerza
Respondeo
Appunto.
Per chi vuole farlo, è là dove è sempre stato.
Anche se adesso è sotto qualche m. di neve, mi sa.
Complimenti a te e a Beppe per la "Direttissima Giordani", a Cima alle Coste.
Alla prossima
Sandro
***
Ho meditato un po' prima di pubblicare
l'aggiornamento.
Vi è un che di - come dire? - sconveniente nel dare notizia
di
una sconfitta.
Ma, prima di tutto, se racconto come è andata, magari evito
a
qualcuno i guai in cui siamo incappati noi.
E poi, quando va bene, è giusto dire che è
andata bene. Così anche quando va male.
Infine, se siamo saliti dove credo io (l'ipotetica è
d'obbligo),
è stata una sconfitta, ma con l'onore delle armi.
La cronaca.
Venerdì Ralf Steinhilber mi manda una email:
"Menù: Pesce
con calata?".
La frase, in codice, sta per: "Proviamo il Pesce, calandoci dalla
cengia?".
Tentare l'integrale in stile pesante, con materiale da bivacco, sembra
al di fuori delle nostre possibilità.
Alla successiva telefonata Ralf entusiasta parla di una meteo
stra-favorevole, l'esatto contrario di quanto vanno predicando i
metereologi alla TV. Controllo su westwind: domenica a oriente bel
tempo stabile...
Titubante - "Ce la faremo? Avrò il grado? Me la
caverò
con
l'artificiale? Saremo abbastanza veloci?" - accetto.
Passo il sabato mattina a cercare le relazioni (tre: Svab su Up
2004/2005 -
Planetmountain -
Giordani) e a procurarmi vario
materiale
mancante: cliff, kevlar, fettucce, ecc.
Il pomeriggio partiamo.
Al parcheggio incontriamo due arrampicatori veneti che hanno appena
ripetuto "Variante Italia". I loro commenti sono: bel tempo, roccia
fantastica, un bel po' di casino nella prima parte della via, tra linee
a spit e a chiudatura originale che si incrociano e si accavallano.
Domenica mattina.
Sveglia ore 4,45.
Arriviamo alla base della parete alle 6.30, dopo un giro nei pressi
della
"Vinatzer" disorientati dalla nebbia.
Perdiamo tempo anche a trovare la cengia che permette di
aggirare i primi due tiri e la "stretta fessura su parete
grigia con pilastrino su cordone bianco" alla fine della cengia da cui
dovrebbe attaccare la via. In
quel tratto, di fessure su parete grigia con cordone bianco, ce ne sono
almeno due...
Alle 8.00 circa partiamo.
Ralf sceglie la fessura di sx (lama rimbombante) e parte. A 7 m dal
suolo caccia un urlo, precipita con un appiglio in mano e si ferma.
L'unico provvidenziale chiodo del tiro ha fatto il suo mestiere.
Saliamo a zig zag tra una sosta e l'altra fino all'evidente tetto
obliquo sopra i primi tiri.
Stiamo sbagliando più di qualcosa: faccio
sosta - una sosta con 2 fix nuovi e moschettoni, non della via di
Sandro Zizioli -
sotto il margine sx del tetto. Ma in un modo o nell'altro, per quanto
rallentati da dubbi e
incertezze, procediamo.
Arriviamo alla base del diedro grigio ad arco verso sx. Ralf fa 45 m.
di tiro (dovrebbe farne 60) e si ferma a una sosta. Pensa che sia la
sosta che Svab descrive "alla fine del diedro,
con 1 grosso excentric incastrato". Putroppo non siamo alla fine del
diedro.
Né la sosta è su excentric.
Vado davanti io. In teoria traverso a sx per placca a buchetti.
Salgo 4-5 m di diedro, trovo una cengetta che entra in placca a sx e la
seguo.
Placche marmoladiane.
"Dovrebbe essere 'solo' 6b+; qualcosa ci sarà", penso,
mentre
inizio a traversare a sx su placca compatta. L'ultima protezione
è un pessimo friendino in buco, 4 m sopra l'ultima
protezione
buona.
Vedendo le schiere degli angeli in
più di un'occasione, obliquo di 30 m. circa fino ad arrivare
a
un pulpito con chiodo.
Sulla dx un chiodo, più basso, e un kevlar, più
alto, in
placca.
Passa davanti Ralf.
Traversa a dx, va a prendere il kevlar e si sorbisce la sua dose di
schiere angeliche per superare i 4-5 m. di placca compatta a dx e sopra
il kevlar. Arriva in sosta. Secondo Svab ci si dovrebbe fermare "quando
la parete si appoggia". Nel punto in cui ci troviamo l'unico tratto
appoggiato sono i 40 cm. del terrazzino in cui sono piantati i chiodi
di sosta.
Tocca a me.
Sulla carta "Salire a sx fino a diedro di 8 m. Al termine per placca
divertente a dx a conchetta di sosta".
Sopra di me c'è un diedro verticale e appena
inclinato a dx. Lo salgo fin sotto una fascia di tettini e, per forza
di cose (a dx non si prosegue), traverso a sx. In quella direzione,
oltre una placca, c'è un diedro
appoggiato, di circa 6 m. Lo punto moschettonando un primo e un secondo
kevlar. Questo sembrerebbe invitare ad andare a dx. Ma io, in ossequio
alla relazione e immerso in profonde meditazioni sulla
relatività del concetto di
"divertente placca", raggiungo il diedro e lo salgo.
In alto nicchia a dx e nicchione a sx. La rel. parla chiaro: dx.
Raggiungo la nicchia.
Non c'è un cazzo di sosta, qui!
3 m sotto - in placca piena - vedo un cordone di protezione. "Qualcosa"
sale
di lì. Mi torna in mente l'invito a dx dell'ultimo kevlar...
Di tornare indietro non si parla. Di andare avanti nemmeno. Di
raggiungere il cordone sotto, idem. Attrezzo la sosta: friend 5 Ande e
2 clessidrini.
Recupero Ralf.
Intanto noto un cordone a sx e un ch a destra.
Ralf va a destra, vede una sosta nella nicchia a sinistra, torna
indietro e, con un paio di metri - nei quali, con repertorio "Alleluja"
di Haendel, si rifanno vive le schiere angeliche (oltre alla sosta
predetta, 1 friend cattivo e 2 clessidrini di protezione) - arriva al
punto di fermata nella nicchia.
Cerca a sinistra: si potrebbe proseguire. Ma il grande diedro sotto il
Pesce è a destra. E poi sono le 16.00.
Abbiamo perso. Ci caliamo.
Al rifugio guardiamo con attenzione la foto sulla quale sono tracciate
le vie. Secondo l'immagine, traversando a sx dopo il diedro grigio,
siamo finiti su "Fortuna".
Oggi, lunedì, torno al sito di Giordani. Tra "Fortuna" e il
"Pesce" c'è "Fantasia".
Il nostro tracciato e le difficoltà incontrate sembrano
coerenti
con la rel.
di "Fantasia".
La foto al Falier sembra indicare "Fortuna".
Se eravamo su "Fantasia", sconfitta con l'onore delle armi (almeno 1
tiro con difficoltà di VII "Giordani").
Se eravamo su "Fortuna", sconfitta meno onorevole (VI "Giordani"). Da
qui il periodo ipotetico di cui sopra.
In ogni caso, non ce l'abbiamo fatta.
Ma non mi importa... O almeno non molto.
La giornata è stata memorabile.
Riporto qui solo la relazione tiro per tiro della linea
seguita da
Ralf Steinhilber e dal sottoscritto durante un tentativo al "Pesce".
Il nome che riporto, inventato, deriva dal mix di vie che ci
è capitato, solo in parte, di percorrere: "Pesce" e
"Fortuna" o
"Fantasia" (o almeno questa è la mia opinione; Ralf ritiene
che
fossimo giusti e che dovessimo solo traversare più a dx
dalla
nostra S7; nella mia ipotesi dovrebbe essere possibile arrivare alla S7
della rel. Svab obliquando a dx, oltre il ch, dalla nostra S8).
Consiglio caldamente di non ripetere l'esperienza.
Attacco - Abbandonare il sentiero per il passo
d'Ombretta -
prima che inizi a piegare a sx - in
corrispondenza di un grande blocco sul cui fianco dx (a
sx del sentiero) sono riportati un segnavia bianco-rosso e alcune
scritte. Per ripido canale ghiaioso alla base della parete. Se si
intendono
aggirare i primi 2 tiri della "Via attraverso il Pesce", costeggiare a
lungo la base della parete verso dx (Est) sotto gli strapiombi fino a
poter salire prima in
obliquo a dx e poi in obliquo a sx a una grande cengia (attenzione a
non imboccare una cengia intermedia più stretta a cui si
sale
per diedrino inclinato a sx). Si traversa per la cengia fino nel punto
in
cui questa si "disperde" in rami su più livelli, il
più
alto dei quali si esaurisce in una rampa-diedro poi evolventesi in
fessura. Alla sx della fessura cordone bianco in pilastro. Noi siamo
scesi nella diramazione intermedia, abbiamo attraversato ancora e
superato un muretto (IV, esposto), puntando a una lama che suona a
vuoto. A sx della sua
base c'è una sosta.
L1 - Lungo la lama e per il successivo colatoio friabile a un cordone
bianco su spuntone. Di qui ancora diritti per fessura friabile. Dopo 2
o 3 m a dx per un paio di m., ad aggirare uno spigolo. Poi lungo il
diedrino appena
dietro lo spigolo fino a una cengia. A dx per 10 m. circa a una sosta a
spit ("La Spada nella Roccia") (50 m. - V/V+).
L2 - Muretto sopra la sosta (1 ch e 1 fix). Alla cengia a sx a una
sosta e poi in lieve obliquo a dx per colatoio fessurato - fix
intermedio - fino a
una sosta con 2 fix
e moschettoni sotto il margine sx del grande tetto obliquo (35 m. - V+).
L3 - Superare lo strapiombo sopra la sosta stando appena a sx del bordo
sx del tetto obliquo. Proseguire per qualche m. nel diedro
soprastante e, appena possibile, piegare a sx per facile rampa
accennata.
Poi di nuovo a dx per lungo tratto, superando 1 sosta e fermandosi a 2
fix neri (sosta di "La Spada nella Roccia) (60 m. - V/V+).
L4 - Obliquare a sx per placca, fessura e strapiombino fino alla base
del grande diedro grigio che delimita a sx l'anfiteatro in cui ci si
trova (50 m. - V-).
L5 - Con bella arrampicata salire il diedro standone ora all'interno,
ora all'esterno. Ch poco visibile all'esterno nel punto in cui il
diedro inizia a salire diritto fino a una sosta su 2 ch e 2 cl (45 m. -
V+).
L6 - Da qui abbiamo cominciato a sbagliare. Salgo di circa 6 m. nel
diedro, trovo un gradino di roccia compatta che taglia la parete alla
mia sx. Lo seguo. Al suo termine salgo diritto per placca a buchi.
Constatando l'impossibilità di proseguire, ridiscendo e
riprendo a traversare a sx per placca compatta con pochi buchi svasi
fino a poter risalire diritto per rocce più articolate. A
una
fessura orizzontale ricomincio a traversare a sx fino a un pilastrino
con fessura sulla dx. La salgo e arrivo in cima al pilastrino. Sosta su
spuntone (non molto buono), clessidrina e ch. Sulla placca alla mia dx
un ch basso e un kevlar alto (35 m. - VI+).
L7 - Ralf va al kevlar, lo rinforza con un excentric psicologico,
obliqua ancora a dx per buchi svasi, entra in un vago colatoio
dietro uno spigolo accennato, sale in lieve obliquo a sx per 5 m. su
roccia più articolata fino a 1 ch, rinforza il ch con un
microfriend, piega a dx
prendendo un blocco staccato e sale in sosta (15 m. - VII-).
L8 - Supero lo strapiombino sopra la sosta (cl a sx) ed entro nel
diedrino soprastante fino a un cordone in nicchia. Di qui piego appena
a
dx fin
sotto un tettino stretto e lungo, mi assicuro in un buona clessidra,
poi
traverso netto a sx per 3-4 m.. Sono sotto una placca servita da
kevlar. Lo raggiungo, vado ancora a sx, a un altro kevlar, che fatico a
moschettonare, mi sposto ancora a sx a un diedrino formato da lastre
appoggiate e per quello salgo fino alla base di due nicchie accostate.
Raggiungo prima la nicchia di sx e poi quella di dx e attrezzo sosta (1
friend 5 Ande e 2 cl)
(35 m. - VI+).
L9 - Ralf obliqua a dx per bel muro bianco, raggiunge un ch, vede una
sosta in una grande nicchia a sx 15 m sopra la mia sosta. Scende, si
protegge come può, sale una difficile placca a sx delle
nostre
nicchie (cordone in clessidra) e arriva alla sosta. Da qui, dopo alcune
valutazioni sulle possibili linee di prosecuzione, ci caliamo (non
senza aver rinforzato la sosta con cordino viola di Ralf in ottima cl)
(15 m. - VII-) (Rel. 17 luglio 2006 - gradi "Marmolada").
Magnifica via del gardenese, lungo fessure
e diedri
atletici.
Giovanni e io arrivammo alla cengia mediana alle 14.30, in ritardo
rispetto
alla tabella di marcia. Fu inevitabile ripiegare per l'uscita
"Stenico",
anziché proseguire per la "Messner".
Il 1° tiro è aggirabile sulla sinistra (rampa
ascendente a
sinistra,
poi muretto e rampa verso destra fino ad un pulpito, dal quale si
traversa
a destra fino alla via originale - V). Il primo strapiombo di VI+
è
liberabile (anche se la chiodatura lascia un po' perplessi),
così
come è liberabile il singolo in diedro di VII- sul quale
tirai
il
chiodo, gravato dal solito ingombante zaino sulla schiena.
Le lunghezze nei camini prima della cengia sono sostenute (V
- Gradi "Marmolada"),
anche se ben chiodate.
Per raggiungere l'uscita "Stenico" si traversa verso destra sulla
cengia
mediana fino a superare il chiodo di attacco della "Messner" e
pervenire
a un canale inclinato che si percorre per 200 m. circa, fino al suo
esaurimento.
Si rimonta la costola che lo delimita sulla destra e si prosegue
diritti
puntando a un ulteriore canale addossato alla destra del pilastro di
Punta
Rocca, che si segue sul fondo (non lasciarsi ingannare da diramazioni
secondarie)
fino a che questo si biforca. A sinistra incombono i cupi e poco
invitanti
camini della via originale, mentre a destra, per diedro rotto con
strapiombi,
si diparte la var. "Stenico". Dopo il tiro di V+ (prese buone, roccia
dubbia),
ancora diritti per un tiro, fino a cambiare versante e attraversare
il
catino ghiaioso che porta, fuori dalla parete, al ghiacciaio.
Mariacher, Iovane - VII (1105 m. circa)
Il "Timore e tremore" che provo a
scriverne in queste
pagine è inevitabile.
Una via da conservare nascosta, come uno scintillante, prezioso
diamante pazzo, negli scrigni segreti della memoria.
Tre fili d'erba di diversa lunghezza pescati a sorte all'attacco hanno
voluto che i primi 12 tiri toccassero a Dario Sandrini, il tratto
centrale a me e gli ultimi otto tiri a Ralf Steinhilber. A loro la mia
eterna gratitudine per la magnifica avventura che mi hanno permesso di
vivere: il 9 e il 10 settembre, due splendide giornate di sole della
tarda, pazza pazza estate 2006. Due giorni, da buoni arrampicatori
ormai... stagionati, ma al primo tentativo sulla via.
Di seguito riporto qualche riga di relazione testuale in aggiunta alla
(ottima) rel. Mariacher, alla (buona per la linea) rel. Giordani e alla
pessima rel. ALP-Planetmountain (un clone approssimativo delle rel.
Mariacher/Giordani).
Ho molti dubbi sulle info riportate: non è facile
memorizzare 26
tiri... In particolare, è come se all'inizio mi mancasse una
lunghezza. Inoltre le info sui tratti da L2 a L4, da L7 a L8 e da L10 a
L11 non
sono molto affidabili.
Per info più precise consiglio di affidarsi alla rel.
Mariacher,
eventualmente integrata dalla rel. Giordani.
Nella descrizione dell'itinerario seguo la gradazione "Marmolada"
(aggiungere 1 grado UIAA per riportare le difficoltà alla
relativa gradazione "Dolomiti" standard usata in queste pagine).
Primo giorno
Attacco - A sx del grande strapiombo triangolare che sorregge i
pilastri di Punta Rocca, una cengia da percorrere da sx a dx (I) porta
a un canale obliquo (da dx a sx) che, con qualche pass. di II e un
breve traverso a dx in cengia, porta
alla placca fessurata d'attacco. Ancora più a
dx, trovo l'ottima rel. Mariacher (prima parte), che
supplirà alla meglio alle approssimative relazioni "ALP" e
"Giordani" in nostro possesso.
L1 - Iniziare ad arrampicare sul fondo del diedro, poi al primo ch
(rosso) piegare a dx. Quindi in obliquo a sx seguendo un gradino
trasversale fino a una fessura verticale, faticosa. Al suo termine a dx
alla sosta (VII - 25 m. - Secondo Ralf, al caldo e col sole 6b+, VII
ordinario). Prese unte...
L2 - Per muro giallo e grigio a sx di strapiombi a un diedro fessurato.
Al suo termine diritti e per risalti e diedrini in obliquo a dx fino a
un pulpito
(VI - 50 m.).
L3 - In traverso a dx per cengia fino a oltre uno spigolo. Sosta non
visibile (IV+ - 30 m.).
L4 - In obliquo a sx per muro verticale con nicchie e strapiombi vari -
una grande cl appena sotto il passo più duro - fino a una
nicchia
di sosta (VI - 40 m.).
L5 - Traverso netto a dx - anche in discesa - con emozionante
aggiramento di spigolo (pass. critico servito da cordino grigio di
accompagnamento per i meno ardimentosi) (VI- - 35 m.).
L6 - Si traversa a dx, si oltrepassa un colatoio con vivace ruscello,
si sale un vago pilastro alla sua dx (o il camino alla dx di questo) e
a un ch si obliqua a dx per liscia placca. Dario si ferma a una sosta
intermedia (V+ - 30 m.).
L7 - Mi dispiace, non ricordo (III - 45 m.).
L8 - Idem: ho solo un flash di Dario che mi fa una foto dopo una placca
liscia in obliquo da sx a dx (V+ - 45 m.).
L9 - Tiro della famigerata rigola. Dalla grande nicchia di sosta si va
a sx, aggirando uno spigolo con un difficile passaggio. Poi si prosegue
a sx per cengia 4 m. fino a una nicchia (1 ch di via e 1 lasciato da
Dario). Qui Dario fa sosta e ci recupera (7 m.). Poi sale per ripida
placca con un duro boulder di ingresso e il seguente ripido muro da
attraversare con movimenti zigzaganti tra protezioni ariose procedendo
in lieve
obliquo verso dx fino a una macchia scura visibile dal basso. Si tratta
del punto di scarico dell'acqua raccolta dalla rigola. Raggiuntolo
(grande cl di protezione) ci si alza con delicatezza alla sua dx, si
rimonta con i piedi su un buon ripiano e si piazza il più in
alto possibile un - discreto - friend Ande 5 (o analogo) di protezione.
Con un paio di difficili movimenti si arriva alla sosta (VI+ - 45 m.).
L10 - Dovrei dare io il cambio a Dario, ma il buio si sta
appropinquando al galoppo (siamo partiti alle 13.00 e sono ormai le
19.30). Per guadagnare 10 minuti di luce e arrivare alla cengia mediana
prima che le tenebre ci avvolgano, si offre di restare davanti lui.
Diedro fessurato obliquo a sx; appena possibile difficile traverso a
sx, poi
più facile
(VI-
- 40 m.).
L11 - Il buio, con le rocce, deve aver oscurato anche la mia memoria.
Comunque, qualcosa di simile a una fessura-camino (V - 40 m.).
L12 - Diritti per breve fessura. A rocce articolate a sx, rimontando
il margine dx di un vago pilastro. Al suo termine diritti e in obliquo
a dx, fino alla cengia mediana. Sosta a dx, appena oltre uno spigolo,
su spuntone con cordino. Ch vari nelle vicinanze. Ralf e io concludiamo
il tiro alla luce delle frontali (III - 55 m.).
Per la notte ci sistemiamo in un ottimo posto da bivacco sotto i grandi
tetti che sormontano la cengia.
Nel rafforzare la sponda del nostro asilo notturno - un muro di massi
disposti a secco - per poco non faccio crollare l'intera banchina che
lo accoglie. Durante la notte una luna che spacca le pietre spazza di
una luce irreale pareti e pinnacoli.
In uno dei confusi momenti di sonno, mi sogno di un amico morto.
Quando, alle 6.30, Dario dà la sveglia, non sono nello stato
d'animo migliore per condurre la cordata sui tiri che toccano a me.
L13 - A sx dello spigolo ci sono due fessure-diedro.
A dx sale la "Gogna".
Quella di sx dovrebbe essere L13 di "Tempi Moderni".
Mi ci avvinghio che sono le 7.15. La parete è ancora in
ombra.
Ben presto, proprio mentre arrivo nei pressi del
passo chiave, le dita sono intirizzite. Evito un volo catastrofico
escogitando un arzigogolato riposo appena sotto il contorto rebus
motorio della prima sezione dura. Aspetto la bollita una prima e una
seconda volta e, alla seconda volta, grazie alle dita incandescenti e
memore dell'amico venuto ad avvisarmi di notte, con strani equilibrismi
supero il passaggio. Concluso il diedro obliquo a sx e arrivato sotto
la fascia di strapiombi terminali, grazie all'apporto morale dei 2+2=4
ch in 1 mq presenti in zona nonché a due ottime prese
nascoste,
con un leggiadro volteggio in obliquo a dx supero lo strapiombo
(è freddo, ma sudo). Poi proseguo in obliquo a dx per rocce
facili fino a uno spigolino (ch con cordone poco prima di svoltare
l'angolo). Si gira lo spigolino, si sale per esso per 10 m. circa e a
dx, in una nicchia, si trovano i ch di sosta. Io non li vedo e faccio
sosta 5 m. più sopra a un ch della "Gogna" (55 m. - VI+). NB
-
La sequenza dura è nel diedro, non nello strapiombo...
L14 - S prosegue in traverso a dx della (ns) sosta fino a un ripiano
sotto belle placche con rigole (si sta sulle placche a dx della rampa
su cui sale la "Gogna"). Sulla cengetta trovo una rel. tedesca della
seconda parte che ovvia alle carenze delle rel. in nostro possesso. Poi
proseguo diritto, un po' a sx e di nuovo diritto fino alla base di un
diedro fessurato, a un ottimo clessidrone di sosta con kevlar viola (60
m. - IV-).
L15 - Fessura appena obliqua a sx fino a una scomoda sosta (35 m. - V).
L16 - Ancora per fessura che segna il confine sx di un vago pilastro
appoggiato. Al suo termine (poss. sosta - 20 m.) diritti per placche
fino a nicchia. Noi abbiamo trovato un lungo cordone blu che scendeva
dalla clessidra di sosta. Ma può essere che Ralf lo abbia
recuperato e lasciato sul ripiano di sosta. In ogni caso non bisogna
salire alla fascia di tetti gialli sopra il primo sistema di nicchie,
ma fermarsi, appunto, a queste (cfr. rel . Mariacher) (40 m. - V).
Mentre sono in sosta, due svizzeri-tedeschi partiti la mattina dalla
base ci raggiungono a velocità supersonica. "State andando
veloci?", chiedo in inglese al primo. "No", mi fa. "Allora andate
lenti...", ribatto. L'altro fa un sorrisino e recupera il compagno. Li
lasciamo passare, noi decrepiti vecchietti, e ce ne restiamo dietro, a
mangiar polvere. Impressionante...
L17 - Traverso a sx fino a un'altra nicchia. Al suo termine (poss.
sosta) ancora a sx oltre un spigolino pe proseguire in obliquo a sx
attraverso una placca verticale e la successiva fessura (sul fondo del
diedro - 1 bong) per la quale, con 1 movimento da capire, si sale alla
scomoda sosta (20 m. - VI).
L18 - Per fessura sopra la sosta. Appena possibile a sx, a un
diedro-fessura più facile, e al suo termine a dx a un
terrazzo.
Dalla dx di quest'ultimo si diparte un vago diedrino evolvente in
camino. Lo si sale fino a terrazze alla base di una grande nicchia. La
sosta (che non trovo) è alla dx del margine del sistema di
terrazze: 2 ottimi ch. Altrimenti si può fare sosta a 1 ch 5
m
sopra la fine del canale (ai 2 ch di cui sopra sono 55 m di tiro - V-).
I miei colleghi, raggiuntomi, mi ritengono bollito dalle
difficoltà e mi propongono un cambio anticipato. Passa
davanti
Ralf.
L19 - In traverso a dx, poi in obliquo a dx fino a un terrazzino,
ancora diritti per placche compatte e a dx fino a un altro terrazzo. Al
suo centro, sotto placche, 1 ch di sosta (35 m. - IV+).
L20 - Appena a dx della sosta e poi diritti per placche ripide
(percorso non obbligato). Dopo 40
m. in mezzo alle placche 2 ottime clessidre invitano alla sosta (da
attrezzare) (40 m. - V).
L21- Diritti (o a sx, nel caso ci si voglia proteggere) fino a un
terrazzo (ch al suo margine sx). Alla sua dx si segue una vaga rampa e,
al suo termine, si va in obliquo a sx per impegnativa placca a buchi
puntando a un diedrino sulla verticale di una sosta sospesa una decina
di m. sotto grandi
e minacciose nicchie giallo-nere. 2 ch di sosta in fessura (40 m. - V+).
L22 - Non si punta alla sosta (variante di 7a-7b, seguita dai celeri
svizzeri), ma si obliqua a sx per placca a tratti friabile e con
vetusti cordini e fettucce nelle clessidre qua e là fino a
poter
salire a una nicchia di sosta, invisibile dal punto di fermata
precedente (35 m. - VI-).
L23 - Per placca in obliquo a sx circa 10 m., poi diritti e ancora a dx
fino a vaga
nicchia con 1 ch (con cl, sosta Mariacher? - V+). Diritti per 4 m in
strapiombo fino alla sosta più scomoda del mondo con ch sul
fondo di un accennato diedrino (35 m. - VI). Nella nicchia in basso a
dx si vede arrivare da dx un cordone viola che unisce la nicchia della
variante suicida alla linea originale.
L24 - 3 m. a sx della sosta per placca a buone prese fin sotto
l'evidente tetto obliquo acendente da sx a dx (2 ch alla sua base). Lo
si supera al suo margine sx e si sale per placca fino a una nicchia (3
ch - poss. sosta). Di qui in obliquo e in traverso a dx fin sotto un
diedro alla cui base c'è la sosta (40 m. - VI+/VII-).
L25 - Si sale il breve diedro e la placca al suo termine, si supera un
ostico strapiombino (expo: ultima protezione lontana) e si entra nella
continuazione del diedro, nella
prima parte facile e poi via via più difficile, se ne esce a
sx
e poi si punta diritti alla sosta in una nicchia (40 m - VI). Forse la
via originale prosegue a dx oltre la nicchia di sosta.
L26 - Difficile traverso di 2 m a sx della sosta, poi diritti per
placca a buchi con pilastri in bilico nella sezione centrale. Superati
gli improteggibili primi 10 m., si prosegue per facile placca inclinata
fin sotto uno strapiombo (1 ch e 1 nut DMM rosso incastrato nella
fessura alla sua base). Allungare a dismisura le protezioni e aggirare
a dx lo strapiombo. Sosta sopra questo a uno spuntone (40 m. - V/V+,
una breve sequenza, poi III).
Con 30 m. di I-II si è in vetta.
La via è stata salita da Dario tutta in libera, tranne un
riposo
poco prima dell'ingresso in fessura al primo tiro.
Ralf, da primo su tutti gli impegnativi ultimi tiri, è
riuscito
a salire pulito su L1, tenendo per breve tempo un rinvio scopo riposo
in 1 p. su L5, L13 e L25. Uno stop per cercare la via anche su
L22.
Per me 2 fermate su L1, la prima per scivolamento del piede su appoggio
viscido e la seconda per recuperare 1 nut nell'ostica fessura.
Stupenda combinazione che consente di
attraversare per
meravigliose
placche il pilastro di Punta Rocca, nella parte bassa a sinistra e
sopra
la cengia mediana proprio nel mezzo. OS. Spettacolare e su roccia buona
la
"Via dei Sudtirolesi".
Quanto alla "Messner", il tiro di VI è della stessa
difficoltà
tecnica del tiro di VI+, solo più continuo.
Io e Giovanni ripetemmo la via con Dario Sandrini e Gino Maffezzoni,
superandoli
nella parte alta in corrispondenza della var. Giordani che Dario decise
di
percorrere per rendere più piccante l'avventura (VI
"Marmolada"
su
placche senza soste e senza chiodi). Noi ci tenemmo prudentemente sulla
sinistra
(max. III, qualche chiodo qua e là). Non ci si fidi troppo
della
relazione
"Planetmountain" che dà di IV+ il tiro sopra la lunghezza di
VI.
In
realtà il traverso e la fessura che seguono sono impegnativi
(VI-
circa) e la sosta non è facilmente reperibile
(c'è
qualche
chiodo su un terrazzino a destra della linea di salita). Anche
l'attacco
del tiro di VI+ può trarre in inganno. Si è alla
base di
un
grande diedro con chiodi, ma la via (come per fortuna mi fece notare
Giovanni),
sale per placche fessurate alla sua destra.
Maurizio Giordani, nel suo libro
"Marmolada - Parete
Sud,
la parete d'argento", introduce la via sostenendo che Soldà
vi
si
avventurò senza essere all'altezza delle
difficoltà che
avrebbe
incontrato.
Non so se le cose stanno in questi termini. Io trovai la via bella e
impegnativa,
con lunghi tratti senza chiodi fino ad 1/3 di parete e fessure ben
chiodate
nelle sezioni difficili (talvolta i ferri sono poco visibili
perché
piantati in fratture esterne rispetto alla linea di salita).
Incredibili
i camini dopo la cengia: 6b+/6c in camino! Movimenti da serpi, da
lombrichi,
da lucertole, in una parola animaleschi (con uno zaino sulle spalle,
poi...).
Conclusi i camini e dopo un tiro in obliquo a destra (V+), si deve
attraversare
nettamente a destra (anche scendendo - non ci sono chiodi) fino alla
base
di una fessura (1 chiodo - necessario fare sosta). Si sale la fessura e
la
successiva rampa per più di 50 m. (se si hanno corde corte
è
meglio utilizzare la sosta intermedia che si incontra salendo) fino ad
arrivare
all'ultimo tiro duro (molti chiodi). Mi bruciai la libera
perché
arrivai
al penultimo chiodo senza più rinvii e dovetti fermarmi per
recuperare
pezzi più sotto (a dire la verità, il passo era
duro: il
riposino
mi fece proprio bene). Insidiosi i camini terminali: all'ultima sosta
ci
piombò addosso una scarica.
Discesa impegnativa lungo la ferrata (prendere in direzione Ovest -
possibilità
di vetrato).