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Dolomiti - Passo Sella

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Torre Brunico e Mur del Pissadù Occ.


Gruppo del Sella
Piz Ciavazes
Micheluzzi
Micheluzzi e c. - VI (300 m.)
Giovanni Mostarda ed io attraversammo in moto una val di Fassa immersa in un gelo prematuro prima di arrivare ai tornanti della statale che sale al passo Sella e, fermatici bassi alla nostra prima esperienza in zona, ne tagliammo a piedi tre di essi. Insomma, l'avvicinamento fu, incredibile dictu, lungo e impegnativo. E anche la salita ci mise alla prova (non ero molto abituato a quell'arrampicata atletica su gradi sulla carta modesti). I tiri finali sono poco chiodati e, per questo, non molto facili da individuare. Percorsi l'ultimo, lo stesso sul quale, qualche anno dopo, sarebbe caduto Gianpaolo Ravasio (rampa verso destra in direzione di strapiombi), piazzando solo due friend nella fessura sotto il tetto. Cautela!
Al rientro, sulla cengia dei Camosci, nei tratti più esposti Giovanni si assicurava con grande cura al cavo di servizio, dopo aver percorso il penultimo tiro della via (V) con la protezione di un nut e un cordino "psicologico". Beh, non aveva tutti i torti: la sicurezza non è mai troppa!
Al ritorno, a pochi metri della strada, un capriolo ci attraversò il sentiero
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Diedro Buhl
Buhl - VII- (300 m.)
Nella prima parte seguimmo una via moderna a tratti parcamente chiodata (Roberta). La vera e propria variante Buhl è bella: strapiombi gialli tecnici, divagazione su placche grige, diedro sostenuto e purtroppo unto, con un'ultima sezione su buconi viscidi.
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Schubert
Schubert e c. - VI+ (280 m.)
Bella e impegnativa. Ralf Steinhilber in alto optò per la variante di destra (rel. Dinoia), VI+ molto sostenuto e poco proteggibile. Attenzione!


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Vinatzer
Vinatzer e c. - VI/Ao (200 m.)
Giovanni Mostarda salì a caso il 1° tiro (non un chiodo), io mi sparai tutta la fessura del 2° incastrandomi per bene sul suo fondo (è possibile uscirne prima incontrando difficoltà più moderate), poi ancora Giovanni sullo speleologico 3°, mentre a me toccò lo strapiombante e corto 4° (saranno 10 metri): i chiodi erano tanti e talmente distribuiti che mi disorientai.
Stupenda via del gardenese: classica, ma con un'anima moderna. Attenzione all'uscita, su ghiaie ripide.
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Prima Torre di Sella     
Via Schober-Rossi
VI+ (180 m.)
E' una via di cui ricordo ben poco, se non il 2° tiro, con prese particolarmente viscide, ma molto ben chiodato. Il 3° lo è meno. Nel complesso un discreto ripiego.
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Delenda Carthago
Galvagni, Maceri - VII- (180 m.)
Bella via di ripiego, chiodata a fix del 10 e su roccia solida.
Ottima la relazione degli apritori a questo link.
Solo alcune brevi integrazioni.

L1a - In comune con la Schober. Utile una fettuccia per clessidra. Poss. sosta a S1 della Schober, non necessaria.
L1b - Rampa obliqua a dx. Presenti 2 ch. Eventualmente portare 1 nut medio-piccolo.
L3 - Diritti, in obliquo a dx e ancora diritti per evidente diedro con 1 ch verde poco sopra una cengia e 1 fix al suo termine. Sosta in nicchia a dx.
L6 - S6 a fix, bassi in blocco di parete sano sulla cengia terminale (Rel. 26 settembre 2006).
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Terza Torre di Sella
Runggaldier - Senoner + Vinatzer (dalla cengia a spirale)
Runngaldier,  Senoner - Vinatzer - VI (400 m.)
Bella combinazione su roccia buona. Gli appigli del 1° tiro della Vinatzer sopra la cengia sono marmorizzati.
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Via "Dietro l'angolo"
Rossin, Zampatti, Festi - VII-/A1 (300 m.)
Via sostenuta che attacca nella gola Nord-Ovest della III Torre sulla verticale di un evidente grande diedro strapiombante percorso dal 3° tiro (VI+ molto simile ad un 6b - Sarà stato perché era bagnato?). La via prosegue lungo la fessura sotto il tetto che chiude il diedro: un buon VII-. E' preferibile passare in libera piuttosto che in artificiale: ballerine le protezioni presenti. Per arrivare in sosta si è comunque costretti a usare il cordone che penzola dalla fessura soprastante, attaccato ad un buon bong (la sequenza è liberabile da ardimentosi).
La relazione di Iacopelli, nel tratto superiore, perde un tiro: passai un'ora a cercare a destra la continuazione di una lunghezza che saliva verso sinistra. Arrivati alla Cengia a Spirale, Giovanni Mostarda ed io ci ritenemmo paghi e scendemmo.
Racconto - Una strana estate
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Quarta Torre di Sella
Malsiner - Moroder
Malsiner, Moroder - VI+ (400 m.)
Via bella e continua su roccia che, a un primo sguardo, lascia perplessi, ma si rivela solida alla trazione. Si presti attenzione al penultimo tiro (lungo più di 50 m.). E' possibile fare sosta intermedia ad uno spit (?), dopo la placca che si supera in traverso a destra.
Arrivati a quella che ci sembrava la cima, Ralf Steinhilber, vedendo un ulteriore salto di roccia sopra di noi, commentò: "Ma non è ancora finita?". Avvicinatici, scoprimmo che quella che sembrava un'altra balza della torre era in realtà la sezione terminale della parete ovest del Piz Ciavazes (o, comunque, del corpaccione roccioso cui la Torre è addossata) e che da esso ci separava un baratro insuperabile. Ne fummo contenti.

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Torre delle Mesules Occidentale
L'Nein
Rabanser, Moroder - VI- (260 m.)
Ginetto Maffezzoni propose la via attirato dal laconico "entusiasmante" con cui Bernardi commenta l'itinerario sulla sua guida. Per i primi 4 tiri non ci sembrò tale. Dal 6° (il 7°della rel. Bernardi) intuimmo. E' il vero tiro chiave: placca tecnica sprotetta che richiede esperienza nel piazzamento di cordini e nut.
Attacco alla radice di un'evidente fessura a Y (cordino in clessidra).
L1 - Per rocce rotte, a un diedro inclinato. Sul suo fondo e più facilmente alla sua destra fino a una cengia. Sosta o sulla continuazione della rampa (preferibile) o in nicchia a sx (50 m. - IV).
L2 - Per muro rotto alla cengia successiva (20 m. - IV).
L3 - Si traversa a sx sotto un tetto, si rimonta il bordo sx di un diedrino, si sale sotto due diedri paralleli e si imbocca quello di dx, con 2 ch (1 p. boulderoso). Con attenzione (roccia delicata) alla sosta (25 m. - V+).
L4 - A dx della sosta si rimonta uno strapiombino e si segue il successivo sistema di fessure, prima inclinato verso dx e poi verso sx. Circa 10 m. prima della sosta (cengia visibile dal basso) si può uscire a dx per parete articolata e con più semplice arrampicata si arriva al punto di fermata (50 m. - V+).
L5 - Per fessurine, rocce rotte e rampa si aggira il vago spigolo del pilastro e si arriva ad una cengia inclinata,con 2 ch (non visibili) di sosta. Meglio fermarsi (20 m.- IV+).
L6 - Io non mi fermo e continuo a sx per placche e rampe fin sotto una bellissima, ma preoccupante placca grigia per la quale, secondo la relazione, dovrebbe passare la via. E, in effetti, in alto, in mezzo al muro, si vede un cordino in clessidra. Mi proteggo, salgo alla clessidra, scopro che il cordino è... poco più di uno spago, impiego 10' a trovare un sistema per proteggermi e proseguo con arrampicata delicata fino alla sosta, a dx, oltre lo spigolo del pilastro. Prima della fermata è possibile aggiungere un'altra protezione (si vede dalle foto) (30 m.- VI-, almeno secondo me).
L7 - Per placche prima sopra la sosta e poi a sx, per sistema di fessure (cordino segnavia in clessidra) (40 m. - V-).
L8 - Breve muretto di roccia delicata, poi diedrino e rocce rotte fin sotto uno strapiombino, oltre il quale, per sfasciumi, alla sosta (25 m. - IV+).
Relazione visuale - L'Nein
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Torre delle Mesules Orientale
Brunsin
Holzknecht, Demetz - VI+ (230 m.)
Poco chiaro l'itinerario in corripondenza del 3° tiro. Questa la linea da me seguita: qualche metro diritto sopra la sosta, poi a sx su placca tecnica, diritto per diedro accennato e lievemente a sx per rampetta fino sotto ad un evidente diedro giallo, percorso per 3-4 m. per poi deviare nettamente a sx (strapiombo a buone prese), puntando ad un cordino e, ancora più a sx, ad una sosta sotto un evidente diedro grigio. In complesso una bella via su roccia ottima. Fastidioso il fango nei buchi dopo piogge.
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Via Walde e c.
Walde più compagno - VI- (220 m.)
Facile confonderla con la precedente, come accadde a Dario Sandrini e al sottoscritto nel corso della nostra ripetizione. 2° e 3° tiro molto belli, lungo un evidente e lineare sistema di diedri e fessure ben proteggibili. Qualche tratto di roccia instabile sui tiri superiori.
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Regenbogen
Kritzinger, Vinatzer - VII (225 m.)
Ovvero "Arcobaleno", mi ha spiegato Ralf Steinhilber. Bella via impegnativa aperta con pochissime protezioni da due alpinisti all'epoca giovanissimi. Impossibile dire che cosa è opportuno portare. Dario Sandrini e io avevamo di tutto, tricam compresi, ma abbiamo usato poco. D'altra parte, forse è davvero meglio portare di tutto (spit esclusi, ovviamente).

L1 - Si attacca per placca nera a buchi, sulla sinistra della Torre. Da sotto è (poco) visibile un cordino annerito in classidra. Si sale la placca e, al suo termine, si punta a dx sfruttando una fessura e la seguente cengia erbosa. 3/4 clessidrine (umoristiche) di protezione (25 m. - VI-).
L2 - A dx della sosta per diedro. Appena possibile, a dx per placca e poi diritti per fessura o per placca alla sx di quest'ultima. Lunghi tratti poco proteggibili (35 m. - VI).
L3 - Si sale il camino sopra alla sosta stando ora al suo interno, ora al suo esterno. Arrivati in cima, si prosegue sulla sommità della grande lama fino al suo margine sx. Non è facile piazzare le protezioni (25 m. - V).
L4 - Tiro chiave - A sx della sosta fino a ch con fettuccia viola, ci si alza di 1 m., ci si tenta di proteggere in qualche modo (Dario ha usato un friend Camalot viola piccolo), si piega a dx per placca e, con difficile arrampicata, si raggiunge un secondo ch lontano, visibile anche dalla sosta (cordino e moschettone penzolanti sulla verticale della s.). Ci si alza sul ripiano in cui è infisso il ch, ci si protegge - ancora - in qualche modo (Dario ha usato un nut medio-piccolo) e si sale la successiva, impegnativa placca. Poi per fessura verso sx (clessidre e fessure da friend). Planetmountain segna la sosta su clessidra dopo 25 m., scomoda. Dario preferisce traversare a sx e salire la prima parte della placca oltre lo spigolo. Sosta dopo 40 m. attrezzata da Dario in una concavità della parete (1 ch e 1 cl) (40 m. - VII e VI-).
L5 - Per placca articolata alla comoda sosta, ch universale di via e cl (20 m. - V).
L6 - Per diedro e rocce rotte a una cengia con punto di fermata sotto un evidente sistema di fessure (30 m. - IV).
L7 - Con faticosa arrampicata si sale il sistema di fessure, si entra in un camino, lo si segue e, al suo termine, si esce a dx per placca e spuntoni. Io ho fatto sosta alla conifera sul prato 15 m. a sx dell'uscita. Non ho trovato altri solidi punti di fermata (45 m. - V).

Per la rel. visuale, cfr. Planetmountain. Niente link: se lo faccio, spostano le pagine...    
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Mur del Pissadù Occidentale
Anton Aus Tirol
Michelini, Ortolani, Beccari, Torretta  - VIII/Ao o VIII+ (335 m.)
Via molto impegnativa, a detta di Dario Sandrini più continua della vicina "Oro e carbone". Se si ha il grado e si punta all'"a vista", attendere dopo congruo periodo di asciutto. Il 7b è atletico, ma non estremo. Tutt'altra questione il tiro di 7a, 50 m. continui di VII/VII+ con passi di VIII- e protezioni distanti, poco integrabili. Per fortuna ha condotto Dario sui tiri più duri. Ho forti dubbi che sarei riuscito a passare su L6.

L1 - Si sale per placca nera e successivo diedro strapiombante a grandi buchi. Arrampicata fastidiosa con parete bagnata. All'ultimo spit, in vista di una sosta a sx, non traversare in quella direzione, come alcuni segni di magnesite lascerebbero intendere, ma proseguire diritti (40 m. - VII-).
L2 - Dario arriva in sosta. Mi chiede: "Dove va, la via?". Io gli indico l'impressionante strapiombo bianco sopra la nostra testa. Prevedibile il "Nooo!!!" di Dario. Diritti sopra la sosta per fessura e poi a dx su strapiombo a buoni buchi. Il passo d'uscita, se umido, diventa più impegnativo, ma, asciutto, non è proibitivo. Poi a sx alla sosta (30 m. - VIII/Ao o VIII+).
L3 - Per placche e muretti sopra la sosta fino a una cengia (possibile sosta). Ancora diritti per placche di difficoltà omogenea (50 m. - VI+).
L4 - Appena a sx della sosta per vago diedro, placca e altro dedrino dall'imbocco impegnativo. Breve tratto di VII+ obbligato (40 m. - VII+/VIII-)
L5 - (Se ben ricordo) fessura a sx della sosta fino a un tettino che si supera direttamente (spit non visibile dal basso). Poi ancora diritti per placca e (mi pare) per altra fessura con finale strapiombante. Uscita più facile a dx. Sosta su cengia (30 m. - VII).
L6 - Tiro chiave - Per fessura o per placca alla sua sx a una cengia sotto un tettino. Lo si supera sulla sx e si prosegue per placca verticale fino a piegare difficilmente in direzione di un altro piccolo tetto. Lo si aggira a sx e si sale per muro atletico e successiva fessura (poss. integrazione con friend medio-piccoli) o (più facilmente?) alla sua sx. Infine ancora diritti per bel muro a buchi fino alla sosta (50 m. - VIII-).
L7 - Si sale il diedro nero strapiombante sopra la sosta, se ne esce il prima possibile a sx, si prosegue diritti per placca e poi a sx per rampa articolata (25 m. - VII-).
L8 - Gli apritori devono essere amanti dei muri oltre la verticale ("Se no l'strapiomba, no l'me piase", si dice mormorasse, con liquida "l" triestina, Michelini in apertura). Nonostante le molte soluzioni alternative (che sarebbero gradite allo stanco arrampicatore), ancora diritti per placca e strapiombo a buoni vasconi (30 m. - VI+/VII-).
L9 - Idem come sopra: linea sportiva (come è giusto che sia - Mi lamento solo perché sono un brocco). Placca con fessura sopra la sosta (possibile integrare con nut medio-piccolo), poi rocce rotte fin sotto un aggettante strapiombo che si supera in stile "pannello", come si supera in modo ardito un altro passaggino impegnativo più sopra di cui non ricordo alcunché (40 m. - VII-).

Arriviamo in cima alle 20,30, dopo 6 ore e 20' di sfacchinata, al sole calante. Nel crepuscolo scendiamo la val Setus.
Niente foto. Avevo dimenticato la fotocamera.
Poco male: la relazione è reperibile su Planetmountain. Non linko il sito altrimenti spostano la pagina. Tanto sapete tutti dov'è...
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Torre Brunico
Ottovolante
Piardi, Tremolada - VII/Ao (400 m.)
Bella via a spit su roccia compatta. Sul tiro di 6c le protezioni sono di ostacolo alla libera.


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Oltre La Porta
Boldrin, Maceri - VII+/A1 o VII+ (445 m.)
Nonostante la chiodatura a spit, la vicinanza ad "Ottovolante" e le difficoltà analoghe (sulla carta), la via è impegnativa per atleticità dei passaggi  e protezioni non sempre ravvicinate e difficili da integrare. Noi (Andrea Chiaf, Gino Maffezzoni, Giovanni Mostarda e il sottoscritto) abbiamo usato friend 2, 3, 4 e 5 Ande, qualche nut medio-piccolo (2-5 DMM) e kevlar (lasciarne uno sciolto) e abbiamo impiegato un mucchio di tempo (7 ore?).
Non avevo la macchina fotografica. Quindi, niente foto.
E' comunque possibile trovare la relazione visuale della via qui.

L1 - Passo secco in strapiombo (roccia delicata) e poi placca rotta (V+ - 2° spit alto - difficile integrare). Quindi per rocce rotte e caminetto alla sosta, su cengia detritica (VI+ - 30 m.).
L2 - Sopra la sosta e poi a sx sotto tetto fino ad entrare in un camino che si segue sino al punto di fermata. 2° spit poco visibile (V+ - 20 m.). Daniele Bresciani, che ha dimenticato il casco, all'ennesima scarica decide di scendere.
L3 - Muro atletico sopra la sosta fin sotto una prua strapiombante che si supera per fessura e buoni appigli alla sua sx. Poi, per rocce più facili, alla  sosta (VII - 25 m.).
L4 - Per magnifica placca a buchi verso sx. Con passaggio aereo a sx si prosegue anche quando la rampa pare esaurirsi nel nulla, si raggiungono rocce rotte e per esse si va a S4, sotto un evidente diedro con spit. Chiodatura lunga, integrabile con kevlar (55 m. - VI).
L5 - A dx della sosta per fessura atletica sul fondo del diedro (utili friend 3, 4 e 5 Ande). Poi a sx per placca e rocce articolate fino a un canalino che si segue fino al suo termine (VI+ - 40 m.).
L6 - Per placca rossa e gialla a sx fin sotto a uno strapiombino. Lo si supera e, con bella arrampicata, si prosegue diritti per rocce articolate, di poco oltre la verticale (utile friend 2 Ande o nut di dimensioni analoghe). Quando possibile, in obliquo a dx, alla sosta (30 m. - VI/VI+).
L7 - A sx della sosta, poi diritti e a dx per placca a buone prese, ma con alcuni passaggi faticosi. Al suo termine per rocce rotte si oltrepassa una prima sosta e si va al punto di fermata attrezzato sotto un evidente muro giallo-rosso, 10 m. a sx di "Ottovolante" (55 m. - VI).
L8 - 1° tiro chiave. Per placca a piccole prese si sale al 1° spit (utile friend 5 Ande), (se non si è scemi come il sottoscritto) per la libera si sta a sx, si raggiunge il 2° spit (ottima presa nascosta), si traversa a sx (delicato) e si torna a salire diritti, puntando alla sosta (ancora una volta, in prossimità dell'ultimo spit, meglio stare a sx). Chiodatura ariosa (VII+ - 30 m.).
L9 - 2° tiro chiave. Per placca a sx della sosta, si sale lungo un diedro di roccia non sempre impeccabile, si moschettona il 2° scomodo spit e si prosegue oltre lo strapiombino soprastante. Quindi per placca tecnica con chiodatura eterna, tendenzialmente verso dx alla sosta ("capolavoro di ardimento" per Ginetto e Andrea, direbbero gli Antichi; 1 run out di 6-7 m., senza possibilità di integrare!). Io, da secondo, convinto che l'Ao da qualche parte debba essere, tiro il 2° e il 3° spit. Giovanni Mostarda, sempre da secondo, passa in libera, con difficoltà, sono parole sue, non superiori a quelle del tiro precedente (VII-/A1 o VII+ - 35 m.). Nota di colore, sentita con le mie orecchie mentre ero impegnato su L10. Andrea, in affanno al 3° spit, chiede a Gino: "Dove si sale?". E Ginetto: "Mah... a destra... a sinistra... diritto... vedi un po' tu". Se l'info può esservi utile...
L10 - Per diedro fessurato faticoso a una cengia e di qui per rampa a sx (VI+/VII- - 40 m.).
L11 - Arrivati a quel punto, gli apritori dovevano essersi proprio stancati: la placca gialla strapiombante è servita da 4 protezioni ravvicinate. Si sale per muretto alla 1a, si prosegue per strapiombo a buone prese fino alla 2a e alla 3a (riposino non necessario per il sottoscritto), stando a sx, con un singolo atletico, ma che conduce a maniglioni, si raggiunge il cordone della 4a, si prosegue per strapiombino a prese giganti fino a una cengia, si supera con un passaggio astuto un tetto poco accentuato e si prosegue verso dx per rocce rotte. Ultima protezione poco visibile (VII - 40 m.). Il passo sul muro giallo può essere superato, meno atleticamente, anche stando a dx.
L12 - A dx della sosta per diedrino, si entra nel grande diedro terminale e se ne segue il lato sx (ampia rampa appoggiata) nei pressi del suo margine sx. Qualche detrito pronto a decollare. Dopo rocce rotte, alla sosta su cengia (V- - 45 m.).

P.S. - Ho qualche dubbio sulla lunghezza dei tiri...

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Mur del Pissadù Orientale
Tridentina
Cominetti, Piardi - VII+/VIII-/Ao (280 m.)
Via molto bella con ottime protezioni, talvolta distanti. Il penultimo tiro, dato di 7b, non mi parve tale (solo un briciolo di convinzione in più mi avrebbe consentito di evitare l'unico resting). E' molto simile, in difficoltà, al 4° (6c con uscita impegnativa da strapiombo).
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Puez-Odle-Stevia
Ciampanil de Val
Via Filip
Rabanser, Comploi, Runggaldier - VII/A1 o VII+ (230 m.)
Bella via, impegnativa e ben chiodata su difficoltà superiori al VI. Sui tiri più facili bisogna saper integrare. Roccia a tratti delicata.

L1 - Paretina sotto strapiombo, da questo in obliquo a dx fino a evidente diedro (30 m. - VII-).
L2 - Forse abbiamo sbagliato linea. Comunque... Diritti per rocce articolate fino a una cengia. Per questa in traverso e in obliquo a dx fino a una fessura strapiombante (io salgo per placca articolata alla sua dx, Ralf Steinhilber per la fessura). Al suo termine appena a sx fino alla base di un evidente diedrino (ch alla base, l'unica protezione in loco da noi trovata sul tiro). Lo si risale per 4 m. e, appena possibile, si obliqua a sx per placca a buone prese fino alla sosta (30 m. - VI-).
L3 - Diedro articolato a dx della sosta. Al suo termine a dx al punto di fermata (20 m. - V+).
L4 - A sx della sosta per placca articolata, poi diritti e a dx per bel muro fin sotto l'evidente strapiombo. Lo si sale diritti sfruttando ottimi maniglioni e si prosegue per roccia strapiombante fino a poterne uscire a dx su placca grigia con un ultimo pass. impegnativo. 2 p.a. per me in corrispondenza dei due primi ch a pressione (non mi fidavo della loro tenuta), libera per Ralf (35 m. - VII/A1 o VII+).
L5 - Diritti sopra la sosta fin sotto un bombamento nero. A dx di pochi m. poi diritti e in traverso a sx su placca nera fino a un diedrino che conduce a un pulpito (25 m. - VI-).
L6 - Sopra la sosta per rampa di rocce friabili inclinata a dx fino a una lama da seguire verso sx. Un paio di pass. atletici (30 m. - VI+).
L7 - Sopra la sosta per fessura superando un tettino. Poi ancora diritti e a dx fino a una zona di rocce friabili che conducono a un terrazzino sotto il diedro-fessura dell'ultimo tiro (30 m. - VI).
L8 - Diritti per il diedro-fessura, seguendone le contorsioni. Io ho superato lo strapiombino finale a dx (tracce su toppe d'erba), Ralf a sx. Sopra, una breve placca conduce al diedrino d'uscita. Un paio di riposi per me, in libera per Ralf (30 m. - VII).

In discesa non troviamo la calata segnalata nella rel. Rabanser e scendiamo arrampicando fino alla forcella sotto il versante Nord del Campanile.
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Sass da Ciampac
Solarium
Maceri, Damian, Peretto - VI (530 m.)
Penitenziagite n° 26, o penitenziagite "Solarium".
Combinazione ideale per un "Penitenziagite 'Solarium'" è una bella parete esposta al sole attraversata da una via omogenea di difficoltà classiche, non più lunga di 500 m..
"Solarium" al Sass Ciampac sembrava essere l'itinerario ideale...

Che cosa?
Questo non è un penitenziagite, ma edonismo allo stato puro?

Beh, comprendetemi...
Il ruolino di marcia per l'allenamento di questa settimana aveva previsto:

1. Domenica, falesia [4 ripetute da secondo, con pessimi risultati, su un 7b+ - richiamo di forza];
2. Martedì, falesia [7 vie conosciute con difficoltà dal 6a al 7a - pulite - resistenza];
3. Mercoledì, falesia [5 vie conosciute, con difficoltà in crescendo ed esiti in calando: 6b, 6c+, 7a+, 7b, 7b - resistenza alla forza].

Non potevo certo dedicarmi a vie troppo lunghe o impegnative.
300 m. di V/V+ continuo sembravano l'ideale per rifinire l'allenamento settimanale con una sessione di continuità.
E poi alzarsi alle 4.15, attaccare la via alle 9.30, uscire alle 17.00, arrivare all'auto alle 18.30 e a casa alle 21.30 non è esattamente quella che io definirei "una giornata passata all'insegna dell'edonismo puro"...

Eh?
Come mai tutto questo indaffararsi?
Perché ho come la sensazione che adesso la meteo si sistemi [a ferie finite, ovvio].
E forse è il caso di farsi trovare preparati.

Frammenti di Penitenziagite 1
Costeggiamo l'ultimo tratto a roccette sui pendii occidentali del Sass e sbuchiamo oltre la cresta che scende dalla vetta.
Un immenso altopiano dolinico, incredibile, si apre davanti ai nostri occhi.
Cime dirupate e solitarie a nord.
Le ultime propaggini della Vallunga con i suoi prati e i suoi torrioni di dolomia multicolore in basso a nord ovest.
Un lago azzurro e smeraldo in fondo all'immane inghiottitoio.
E' uno di quegli scenari che riporta la mia mente alla vita come doveva essere centinaia di migliaia di anni fa per i nostri antenati cacciatori e risveglia i miei istinti lupeschi.

I lupi, si sa, ogni giorno percorrono chilometri e chilometri di territori selvaggi.
E lo fanno con una bella andatura fluida e costante.
Ecco, mi viene voglia di camminare così.

Sì, un po' più zoppicante [il pezzo di menisco mancante nel ginocchio destro non mi consente un passo molto saldo].
E un po' più contratto [hay, la sciatalgia].

Beh, diciamo che mi viene voglia di camminare come uno sciancato e claudicante lupo non più giovane.
Ondeggiante...
Però è un bello stato d'animo.

Arriviamo a un valico.
Recinzioni e un cancelletto per varcarle.
Oltre, un altro magnifico vallone.
E un sentiero tirato come una pista da bowling che taglia a zigzag il pendio sotto il valico.
Numerosi escursionisti di lingua tedesca procedono nella nostra direzione.
Li superiamo, io con la mia andatura da anatra zoppa e la chincaglieria addosso che tintinna.
Giovanni non riesce a trattenere un irritato: "Che sentiero da debosciati!".
In effetti, un posto così, trasformato in una Disneyland dolomitica...
Mah...
Da anatra zoppa, continuo a scendere...
Ripensandoci, nelle mie deficitarie condizioni il sentiero da debosciati non è poi così male.
Certo che la vaga traccia nell'erba sui pendii orientali del monte San Lucano percorsa al crepuscolo è tutta un'altra cosa...
Quella, anche da rotto, ti fa volare.

Frammenti di Penitenziagite 2
Ortisei.
Giovanni: "Una birra? Così vedo il centro. Non ci sono mai stato...".
Io: "Va bene. Per me un caffé doppio" [guido io].

Continuo: "Ma Ortisei è tipo Cortina?".
Lui: "Un posto esclusivo? Sì...".

Entriamo nella piazza davanti alla chiesa.
Qualcuno ha pensato bene di disporre qua e là sul lastricato statue bronzee di bambini nudi a grandezza reale.
Una di queste rappresenta un ragazzino, in posizione da velocista sul punto di scattare dai blocchi di partenza, orientato verso la fontana a centro piazza e, di conseguenza, con il didietro per aria e i metallici gioielli di famiglia, pencolanti, rivolti verso l'accesso est dello slargo.
Noi arriviamo proprio da lì.

No comment...

Al primo bar che lo ispira, Giovanni entra.
Lui ordina una birra.
Io un caffé doppio macchiato.
"Doppio?", fa la proprietaria, stupita.
"Doppio", rispondo. "Devo guidare fino a casa. E crollo dal sonno".

Usciamo dal locale e riattraversiamo il paese.
Attorno a noi persone eleganti e distinte.
Io da un po' sento fresco in zona chiappa sinistra.
Mi giro e guardo i pantaloncini.

Uno sbrego lungo una spanna, cicatrice di passate lotte montane coi mughi, attraversa il tessuto a livello mutanda.
Andiamo bene...
Esco da Ortisei mostrando faccia bronzea.
Hem...
La dignità è tutto.
Ne deve sapere qualcosa il povero ragazzino ignudo che ci lasciamo alle spalle andando verso l'auto.
Lui è un bronzo integrale...

PS - Niente immagini. Digitale dimenticata.

PPS - "Solarium" è una bella via su una parete imponente che, per qualche misteroso motivo, tende a sfuggire all'attenzione di chi percorre la strada Colfosco-Passo Gardena.
Roccia buona - solo 2 tiri centrali infidi - e difficoltà omogenee [gradi "Iacopelli sprint": il VI è un VI solido; l'autore di Climbing Trips doveva essere proprio "... tirato come un dobermann..." (cit. Roper) ai tempi della sua salita].


Alcune integrazioni alla rel. Iacopelli, su Climbing Trips.
Noi avevamo il martello, ma lo abbiamo usato solo per ribattere i ch presenti. Utili corde da almeno 55 m.

Attacco - Per tracce su erba che aggirano i primi salti rocciosi dell'avancorpo erboso alla base del pilastro ovest.
Un ultimo muro di circa 5 m. si supera per camino o per più facile fessura alla sua sx.
La via inizia in corrispondenza del margine dx di una terrazza erbosa. Cordoni in cl e freccia di direzione scolpita.

L1 - In obliquo a dx e diritti; a un ch arancione con cordone sopra uno strapiombo aggirare a dx e rientrare sopra il ch. Di qui al vertice di un dosso erboso in cima a un vago pilastro (45 m. - V+).
L2 - In obliquo a dx fino a un diedrino. Ancora in obliquo. Arrivati sotto un muro grigio [ch] appena a sx, poi a dx e diritti in placca [1 ch]. Il tiro termina con un diedrino inclinato a dx. Sosta sotto una grande lama (50 m. - V+).
L3 - Lungo la lama e poi a sx a uno spuntone sotto il "grande diedro giallo visibile anche dal basso" (30 m. - V+).
L4 - Il diedro è caratterizzato da una fessura a sx della fessura di fondo. Salirla per rientrare a dx 4-5 m. sopra un grande blocco incastrato e risuonante, in corrispondenza di una protezione. Continuare sul fondo del diedro e piegare a dx accompagnandone l'andamento. Blocchi sospesi (50 m. - VI [forse è saltato via qualcosa, ma...]).
L5 - Per diedrini sulla verticale della sosta. Occhio a qualche pilastrino sospeso. Poss. sosta intermedia dopo 25 m.. 1 pass. secco per superare i 2 ch (55 m. - VI-).
L6 - Diedro inclinato e seguente rampa di rocce rotte (40 m., mi pare - V-).
L7 - Diedro appoggiato a dx della sosta. Poi su per diedro verticale e uscita strapiombante. A sx oltrepassando un canalino e salendo un breve muro. Puntare in obliquo a sx a un pulpito a sx di un diedro sotto una grande nicchia. Se non si arriva alla sosta [1 ch e 2 cordini sul pulpito], è possibile fare sosta con 2 friend medi poco sotto (55 m. - V).
L8 - Traverso a sx fino al diedro e salirlo. La sosta è a sx, nella nicchia (20 m. - VI).
L9 - Uscire dalla nicchia a sx (V-), salire 2 m. e piegare a dx per facile rampa fino a un diedro [cordone in cl alla dx della sua radice]; salirne un primo tratto verticale [V+], un breve tratto inclinato e un secondo tratto verticale, questo su roccia ottima, fino a una nicchia (40 m. - VI). Io, per ridurre l'attrito alle corde, ho usato come prima protezione la cl con cordone.
L10 - Rampa a dx della sosta. Appena possibile a sx e diritti per rocce prima friabili, poi appoggiate. Sosta da attrezzare su spuntone oltre la piattaforma della torre segnalata da Iacopelli. Ometti di direzione (50 m. - V).
L11 - Raggiungere il fondo del camino che si vede a dx e salirlo tutto [cordone di protezione circa a metà]. Sosta da attrezzare su spuntone (55 m. - IV-).
L12 - Per roccette o per belle placche alla sua sx sul filo di cresta. Lo si oltrepassa e lo si segue verso est fino a massi incastrati. Sosta da attrezzare (40 m. - III).

Discesa - Seguire la linea di cresta che si diparte dal punto di sosta verso nord e costeggiare i pilastrini e le roccette sul tormentato versante sud-ovest della montagna fino agli erbosi pendii occidentali [II-III, a seconda della linea seguita - qualche ometto di direzione]- Di qui come descritto da Iacopelli (rel. 22 agosto 2008).

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Sassolungo
Torre Innerkofler
Via del Calice
Maffei, Stenghel - VI+ (450 m.)
Tentata due volte. Ad una prima ritirata causa freddo fece seguito un ulteriore tentativo a dieci mesi di distanza. Il 3° tiro è sostenuto (la fessura è secondo me più impegnativa del muretto dato di VI+ da Furlani; ma forse sono più uomo da placca che da fessura). L'8° tiro presenta un tratto su roccia non proprio sana, non chiodato (nut micro in fessura sopra il tetto - traverso delicato). Il 9°, poi (evidente diedro sopra la sosta), non so come sia, perché Gino Maffezzoni decise di aggirarlo sulla destra, su placca compatta. Dopo avermi recuperato su due friend in buchi svasati, mi lasciò l'onere di cavarci dall'impaccio. Il successivo muro tecnico a prese sfuggenti, improteggibile (come nei migliori racconti di arrampicata), fu fortunatamente appena al di sotto i limiti del trip allucinogeno. Sopra trovammo una sosta, segno che altri prima di noi avevano cercato in quel modo la fuga in realtà separate. Entusiasmante il diedro finale (VI+ molto più facile del VI+ dell'8° tiro).

Racconto - Cinque storie ridicole
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Via della Falce
Rabanser e c. - VII/A1 (300 m.)
Frammenti di Penitenziagite - Giorno uno.
Pozza di Fassa - Ufficio del turismo.
Appena scesi dal Sassolungo.
"Via della Falce" conclusa al pelo poco prima del temporale, anche se le nere nubi cariche d'acqua hanno girovagato su Marmolada e Sella facendo sconquassi, ma lasciando noi alla Torre Innerkofler quasi all'asciutto.
Cerco le previsioni meteo sulla bacheca esterna, ma non le trovo.
Dove le ha viste Dario, l'ultima volta?
Entro nella reception e chiedo a una delle due gentili signorine: "Non avete esposto le previsioni, oggi?".
"Come no!", fa lei. "Sono sulla bacheca".
Esce e me le indica.
Sono sul retro della bacheca.
Ah, ecco...

Sintesi delle previsioni: "In mattinata coperto, poi sprazzi di sereno, poi coperto". Traduzione: "L'è brut, l'è bel, l'è brut".
Insomma, non sanno neanche loro che tempo farà e tirano a indovinare.
Davide non ha molta voglia di passare la notte a Pian Schiavaneis, sotto l'acqua.
Quindi ripieghiamo su Bagolino.
Domani Valle del Sarca: Croz dei Pin - "Fort Apache".

Via interessante, anche se dallo sviluppo limitato e di difficoltà discontinue.
Roccia a tratti delicata.
Portare nuts e friends, oltre a cordoni da sostituire alle soste.
Relazione visuale di Filippo e Beppe sul sito www.oltrelavetta.com, a questo link: http://oltrelavetta.com/?q=node/74.
Le solite, poche integrazioni a quanto reperibile in rete.

L1 - Salgo lo zoccolo da cui attacca anche la "Via del Calice" alla ricerca di un'eventuale sosta, ma non la trovo e ne attrezzo una con ch, fr e nut [meglio fare sosta su terrazze ghiaiose alla base della nicchia gialla, nel punto in cui attacca anche l'itinerario precedente - vecchio cordino bianco in cl]. Da qui per 10 m. diritti e appena in obliquo fin sotto l'evidente tettino che si supera con pass. in stile pannello (dalla mia S1 30 m. - VII-).
L2 - Diritti per placche articolate, in obliquo a sx e poi in obliquo a dx per rampa con fessura alla sua sx fino alla sosta alla base di un diedro nero (50 m. - V). Una linea sembra salire anche dove indicato nella rel. Nardi-Prati, nel mezzo della placca [cordino in cl].
L3 - Si superano il diedro nero e un secondo diedro giallo a sx della verticale del precedente (35 m. - VI-). Poss. sosta a spit 10 m. oltre, lungo la rampa fessurata gialla che porta sotto la Falce.
L4 - A sx lungo la rampa, superandone alcune verticalizzazioni. 1 spit di sosta (50 m. - VI).
L5 - In obliquo e in traverso a dx sotto la Falce, oltrepassando uno strapiombino verso il termine del muro. 2 riposi e 2 p. A1, a occhio liberabili, per me. Utili almeno 15 rinvii (30 m. - VII/A1].
L6 - Per diedrino su roccia grigia a sx della sosta. Poi per camino a sx del grande camino umido che scende dalla vetta del pilastro [1 ch alla base]. Al suo termine per placca articolata a un ripiano ghiaioso (40 m. - V+).
L7 - Indeciso nell'interpretazione della rel. di Filippo, salgo prima a sx della sosta per larga fessura, spostandomi poi a sx in placca e rientrando infine nel gran camino di fondo, dal quale esco per breve strapiombo a manettoni; ancora a sx per diedro e poi diritto una ventina di m. per parete articolata [attrezzo sosta su spuntone sotto l'ultimo salto della parete] (45 m. - V+). La sosta di via è all'inizio del tratto su roccette, a sx.
L8 - In obliquo a dx per rocce rotte, poi diritti per camino. Sosta su spuntone nei pressi di una forcella (20 m. - IV).

Discesa - In doppia sulla via. Attenzione alla calata da S5, nel vuoto e di circa 60 m.: arriva giusta giusta nei pressi della sosta a spit tra la nostra S3 e S4 [Rel. 3 agosto 2008].


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Pilastro Paolina
L'ultimo dei Balkani
Furlani, Bertoni - VI - (600 m.)
Ivan Maghella, Danilo Bonaglia e io trovammo le placche d'attacco bagnate. Le aggirammo per rocce rotte sulla sinistra (max. III - 150 m. ca). Ho trovato la via meno bella di quanto publicizzato. E' tuttavia maestoso l'ambiente nel quale si svolge. Ripetizioni a raffica per Furlani (anche in giorni ravvicinati).
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Salame
Hypersalame
Rabanser, Furlani - VII (440 m.)
Alla fine un periodo lavorativo che definire "infernale" è dire poco, in uno stato di semi-infermità mentale per complicate vicende personali, dopo aver giocato a pari-e-dispari con Dario Sandrini per decidere chi doveva partire e aver come al solito perso e dopo quattro tiri, il primo dei quali salito con le dita di legno per il freddo, sono al quinto tiro della via - su cui la guida recita laconica: "I chiodi non si vedono, sono nascosti nei buchi - VI+".
Può andare storto ancora qualcosa?

"Claro que sì", direbbe il signor Murphy in espressione castigliana...
E infatti la piastrina dello spit che proteggeva la lunga sequenza-chiave del tiro è sparita.
"Simpaticoni", commento.

L'ultima assicurazione che ho messo è un cordino appoggiato su un accennato spuntoncino a mattonella. Poco sotto un chiodo così così.
Sopra di me la placca è compatta e povera di sporgenze.
Appena alla mia destra un bel buco (ma niente chiodi).
A cinque-sei metri un altro bel buco da due mani piene.
Molto più in alto un cordino penzolante.
E, nonostante il passaggio, la mia mente non fa che rimuginare ad altro: e il lavoro, e le scelte di vita, e...

Tra una disordinata folata di pensieri e l'altra mi passa per la testa di tornare indietro arrampicando e far passare davanti Dario.
Ma subito ho un moto di fastidio: "Arrampicare all'indietro? Naaahhh... E' così noioso...".
Sì, penso proprio: "è noioso"....
Sono più strano del solito, oggi.

Controvoglia studio bene la placca.
Poi - sempre controvoglia - faccio il primo passo.
Ora sono a destra del grande buco iniziale. In basso due buchetti, buoni per i piedi.
Non ho nessuna intenzione di andare a vedere se ci sono chiodi, lì dentro.
Mi sposto ancora a destra, con i piedi sui bordi dei due buchi.
La mente sembra capire che il gioco si fa duro e si acquieta.
Riparto in verticale.
Due, tre movimenti delicati e sono al buon buco alto. Anche lì, niente chiodi.
Traffico un po' col Camalot viola finché riesco ad incastrarlo in una rientranza dell'erosione; lavorano due camme su quattro. Meglio che niente...
Mi alzo con i piedi nella cavità.
Alla mia destra, sul bordo di una lama, si materializza un chiodo.
Lo moschettono e procedo in obliquo verso sinistra fino al cordino: 2 chiodi, il secondo dei quali ben piantato.
Da lì ancora a sinistra, fino alla sosta in una nicchia.
Attrezzo sosta e recupero i colleghi.

La mente tace.
Il cielo e la parete attorno a me sono tornati della cruda, insondabile solidità che acquisiscono quando il dialogo interiore si spegne e svanisce il velo di significati con cui il linguaggio avvolge il mondo.

Terapia d'urto al ddt...

Come ho proposto a Giovanni Mostarda di scrivere nel libro di via (non ero in vena di comporre), bell'itinerario con roccia molto buona nella parte bassa e centrale e delicata nella parte alta.
Bisogna essere in grado di arrampicare sul difficile per lunghi tratti con poche protezioni sui primi tiri. Nella zona dei gialli la chiodatura diventa più abbondante.
Integrazioni alla rel. Rabanser.

L1 - Dalla nicchia d'attacco - sulla dx del pilastro - si raggiunge un buon buco per le mani e si sale al primo ch. Da qui in obliquo a sx sotto una fessura fino a che si orienta in verticale. La si rimonta e si traversa a dx su roccia compattissima fin sotto un diedrino. Lo si sale (eventualmente aggirandone il primo tratto sulla dx; al suo termine per bella placca erosa alla sosta (30 m. - VI).
L2 - Ancora per la rampa fin sotto un'evidente fessura strapiombante che conduce a lato di un tetto giallo. Arrivati al tetto, traversare a sx e, al suo termine, diritti per diedro articolato alla sosta (30 m. - VII-).
L3 - A dx della sosta fino a un esile sistema di fessure. Proteggersi con cura e salire diritti e in lieve obliquo a dx. Lungo tratto sprotetto. Appena possibile piegare a dx fino rocce più facili per le quali si sale  alla sosta. Nessuna protezione in loco sul tiro (30 m. - VI+).
L4 - Ancora in obliquo a dx su rocce arancio-grigie puntando a una lama che si percorre fino in sosta (35 m. - VI+).
L5 - In obliquo a sx fino a un ottimo ch. Di qui più o meno diritti puntando a una placca sotto un vago e ampio colatoio. A una bussola di spit si obliqua a dx sfruttando la sequenza di appoggi migliore e puntando a un buon buco alto; 2 m. più sopra c'è un ch; dal ch in obliquo a sx fino a un cordone penzolante (2 ch); ancora in traverso a sx; la sosta, poco visibile, è in una nicchia 4-5 m. a sx dei 2 ch (30 m. - VI+).
L6 - Dalla sosta in obliquo a sx fin sotto uno strapiombino. Superatolo, in una nicchia, si trova un ch; aggirare uno spigolino alla sua dx e traversare a dx; sosta in altra nicchia (35 m. - VI-).
L7 - Traverso netto a dx su rocce più facili; sosta poco individuabile (1 ch e 1 spuntone) (20 m. - V-).
L8 - Passa a condurre Dario Sandrini - A sx della sosta e diritti per un vago colatoio fino a una cengetta (20 m. - 3 ch. - poss. sosta); di qui diritti, in obliquo e in traverso a dx fino a una sosta alla base di un diedrino; 1 ch a U lasciato a S8 (40 m. - VII).
L9 - Diritti per il diedrino e in obliquo a dx fino a una nicchia (20 m. - VI, mi pare).
L10 - A dx della sosta e diritti per placca gialla di roccia dubbia ma con molti ch; a una nicchia traversare a dx e, appena possibile, salire diritti e obliquare a sx in corrispondenza di rocce più facili, fino a una comoda cengia (40 m. - VII).
L11 - A dx della nicchia di sosta si supera uno strapiombo molto friabile (grande presa nascosta sulla dx) e si sale diritti e in lieve obliquo a sx per un sistema di fessure e diedrini (40 m. - V+/VI-).
L12 - Diritti fino a un diedro inclinato verso sx che si segue fino al suo termine; sosta da attrezzare (50 m. - IV).
L13 - Sopra la sosta per rocce facili, poi in obliquo e in traverso a sx fin sotto le rocce sotto la vetta che si salgono per la via più diretta (40 m. - III) (rel. 10 luglio 2007).

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Pordoi - Boé
Piz da Lech
"Da che Pulpito" o Via della Codardìa
Guerzoni, De Toni - VI+, 1 p., il resto V e V+ (220 m. ca)
Probabile linea originale che, dopo la rampa e la prima parte del camino di dx salite dalla classica "Catiglioni-Detassis", si mantiene per placche prima sulla sx e poi sulla dx del gran camino di dx [se ho capito bene, la "Castiglioni-Detassis" dalla cengia imbocca il grande camino di sx], per uscire a dx sotto gli strapiombi terminali [spigolo, rampa fessurata e placche a dx di un altro sistema di camini].
Il camino di dx, almeno nei brevi tratti da noi percorsi, presenta chiodatura vecchia. E' quindi molto probabile che sia attraversato da una linea classica di cui non sono riuscito a reperire il nome.
I muri e le belle placche da noi saliti si presentavano invece intonsi.
Di qui la possibilità che noi abbiamo aperto una sostanziale variante alla via classica del caminone di dx.
Usati solo nut e friend; e non abbiamo lasciato niente in parete, se non un ometto in corrispondenza del pulpito di S5.
Restiamo in attesa di conferme o smentite.

Linea comunque interessante e piacevole, su solida e ruvida dolomia d'alta quota, da verificare [rel. 28 luglio 2010].

Relazione visuale - "Da Che Pulpito" o Via della Codardìa
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Punta di Larsei
La Banda degli Onesti
Boldrin, Maceri - VII- (265 m.)
Via interessante sulla suggestiva bastionata di picchi sottostante il Piz Boé. Roccia non proprio ottimale. Portare firiend e nut per integrare le protezioni esistenti.
La relazione originale è reperibile sul sito del CAI di Bolzano, a questo link.

L1 - A giudicare dallo schizzo il primo tiro dovrebbe essere più a dx e arrivare alla sosta da dx. Comunque...
Attacco in corrispondenza di uno spit con la piastrina spiaccicata (qualche purista all'opera?). Si sale una fessura verticale fino a poter piegare a dx per grandi lame da trazionare con delicatezza. Sosta su cengia con 2 spit da 8 mm. (VI/VI+ - 25 m.).
L2 - A dx per diedro e successive lame fino a uno spit da 8 mm.. Da qui diritti (2 fix nuovi da 10 mm.) fin sotto un tetto, che si supera sulla dx per tornare subito a sx e salire per provvidenziale diedrino alla soprastante cengia (VII- - 30 m.).
L3 - Dalla sosta in obliquo a sx non per la cengia, ma su placca rotta (ch verso la fine). Entrare nell'evidente diedro a sx e salire alla sosta (IV - 20 m.).
L4 - Per rampa macilenta a dx fin sotto un tetto (2 fix in blocco preoccupante). Nella fessura di dx sopra il tetto c'è un buon ch a U dal quale si traversa a sx per entrare nella bella placca sopra il tetto, tramite la quale si va a uno scomodo punto di fermata (VI+/VII- - 35 m.).
L5 - Sopra la sosta per strapiombino, diedrino e fessura faticosa, poi a sx per placca fin sotto il diedro di sx dei due soprastanti la placca. Per il diedro alla sosta (VII- - ma forse ho fatto il passaggio più duro di quello che era - 40 m.).
L6 - Diritti e in obliquo a sx per placca articolata, puntando a un pulpito sotto l'evidente parete gialla terminale, a dx del grande diedro (IV - 40 m.).
L7 - Si aggira a dx lo strapiombo sopra la sosta, si raggiunge un fix e da questo si obliqua a sx fino a un cordone. Di qui diritti e prima appena a sx, poi appena a dx per bella parete articolata nera (VI- - 40 m.).
L8 - Per diedro-camino si supera un ultimo risalto (ch poco visibile prima del passo impegnativo) poi a dx per placca articolata e rocce rotte tramite le quali si esce dalla parete. Non ho trovato alcuna sosta attrezzata (IV+ - 35 m.).

Discesa - Noi abbiamo seguito gli ometti che ci hanno portato in cresta e, tramite questa, a una conca ghiaiosa (nevosa all'epoca della nostra ripetizione). Dopo aver cercato senza esito la ferrata nei canali sotto la conca, abbiamo optato per una lunga traversata a Ovest fino a incrociare la normale per la salita al Piz Boé. Di qui alla Forcella Pordoi e al passo. Abbiamo poi scoperto che la ferrata Piazzetta passa lungo lo spigolo che delimita a Est la conca e si raggiunge (presumo) per larga cengia che ne taglia il pendio Est (a occhio circa 7/800 m. di cammino dall'uscita della via) (rel. 19 giugno 2006).
Relazione visuale - La Banda degli Onesti
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Messaggio inviato il 26 luglio 2008

L'ho percorsa l'anno scorso in settembre (o ottobre) con il mio amico Loris, in alternata. Via non banale (per me) ma soprattutto, nonostante la presenza degli spit, NON sportiva.
Infatti molti sono i tratti sprotetti e da integrare (nut/friend) anche sul non facile.
Ricordo il secondo tiro (da primo) con i due spit sotto il tetto: dopo aver preso il largo da questi si affronta un passaggio atletico a dx e poi subito a sx fin sotto un diedrino con un kevlar in clessidra più in alto (da guadagnare con sangue freddo!).
Poi il bellissimo tiro che porta alle rocce facili, sosta scomoda, passaggio impegnativo (strapiombetto, 2 o 3 spit, poi chiodo sopra il passaggio) e traversata delicata a sx (spit molto distante e in alto a sx) su una placca solida e verticale (ricordo di avere usato uno spuntoncino insignificante prima come presa per passare e in seguito per "appenderci" un kevlar alla sua sommità, infine fessura diedro con qualche passaggio impegnativo assistito da cordini su clessidre (due se non sbaglio) fino a un lontano spit quasi sotto la buona sosta (avevo anche finito i rinvii..., tiro lungo, verticale ed esposto).
E per concludere mi è toccato l'ultimo tiro in camino/diedro che ho affrontato senza alcuna protezione (io il chiodo non l'ho visto).
Via "Alpinistica", bella, aerea, esposta e ...un po' marcia. :)

Stefano (Agordo)

Ciao Stefano.
Integrazione molto precisa alla relazione ...
Eh... L'emozione aiuta a ricordare... Non c'è che dire...
Salutami Agordo e le Pale Lucane...

Grazie per il tuo commento!

Sandro


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