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Dolomiti della Val di Fassa

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Claudio Chiaudano durante una ripetizione della via Steger - Catinaccio


Catinaccio

Croda di Re Laurino
Hermannstecken
VI+ (350 m.)
Via a tratti erbosa che vince la parete sottostante il rifugio Santner. 2° tiro umido e poco proteggibile. Il tiro di VI+ è ben chiodato, ma può essere difficile da individuare: una cordata davanti a noi si perse sulle placche alla sua sinistra, incontrando difficoltà elevate e niente protezioni.
Percorsi la via con Dario Ballerini. Durante l'avvicinamento, sulla seggiovia, mi raccontava di come fosse stanco di impegno e vie dure e di come cominciasse ad amare sempre più il piacere faticoso, ma meno rischioso dello scialpinismo. L'anno dopo, mentre Giovanni e io eravamo a Ceuse, venimmo a sapere da arrampicatori milanesi che un alpinista bresciano era precipitato in val di Genova. Telefonammo a casa. Dario era caduto dalla sosta di una via che aveva appena finito di aprire. Si era sfilato il nodo del cordino cui si era appeso.
Ci sarà una specie di paradiso per gli arrampicatori, nell'aldilà?
Beh, se qualcosa del genere esiste, Dario dev'essere lì da qualche parte ad osservare con compassione i nostri assurdi affanni da arrampicatori del XXI secolo.

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Torre Delago
Via Schrott - Hasse
Schrott, Verdofer, Hasse - VII-/A1 o VII/A1 (345 m., zoccolo escluso)
Quando io e Ralf Steinhilber svoltammo l'angolo e, in uno degli angoli più incredibili e appartati delle Dolomiti, vedemmo il torrione, ammutolimmo e... giù la testa. Se non si fosse nel regno della dolomia, verrebbe da pensare di trovarsi in Patagonia.
Itinerario impegnativo: sui tiri dal V+ in giù le protezioni sono poche e poco integrabili; sui tiri dal VI in su, i ch diventano più numerosi, ma senza fare sconti. Pochi i punti in artif. che davvero agevolano la salita. In numerose sezioni tra una protezione e l'altra è necessario progredire con sequenze di libera sostenuta.
Di seguito riporto una sintetica descrizione della via con alcune integrazioni alla rel. Rabanser.

L1 - Il grande diedro d'attacco - inclinato a sx e grigio - è al termine delle rocce arrampicabili dello zoccolo. 2 ch sul tiro. Prima sosta poco visibile (Ralf attrezza un punto di fermata su ch macilento dopo circa 40 m., ma più in alto e a sx ci sono 2 ch di sosta) (40 m. - IV).
L2 - Tiro contorto. Dalla sosta piegare a sx fino a una cengetta, sopra la quale, appena a dx, parte un diedrino con ch. Al suo termine (3 ch su ripianetto) traversare a dx (delicato), raggiungere una fessura (ch), rimontare sulla parete alla sua dx e risalire diritti per rocce delicate fino a una nicchia in una zona di rocce appoggiate (40 m. - V).
L3 - Lunghezza dalla linea controintuitiva. Salire per qualche m. una fessura appoggiata a sx della sosta. Appena possibile traversare a dx in placca compatta puntando a un fessurino che punta verso rocce verticali; salirne 3-4 m. e traversare a dx per 5 m. non appena il muro si fa più articolato. Arrivati al margine dx del muro, ci si alza in obliquo verso sx alla sosta. L'ultima protezione messa da Ralf è uno stopper alla base del fessurino. Forse è possibile piazzare un ch nella soprastante più articolata sezione a buchi. In ogni caso, vietato sbagliare (35 m. - V+).
L4 - Diritti per diedrino fino a una sosta su pulpito (25 m. - V-).
L5 - Appena a dx della sosta fino alla base di un esile fessurino in una zona di rocce compatte. Proteggersi (non è facile) e salire tra la fessura che in breve si perde e la placca alla sua dx. Ch al suo termine. Di qui appena a dx e diritti fino a una sosta a sx di un dorso (20 m. - V+).
L6 - Traversare oltrepassando il dorso e obliquare a dx fin sotto un diedro che si sale fino a una comoda cengia. Lo strapiombo terminale si supera a sx, come indica l'ultima lametta di protezione. 3 p.a. per me da primo (per la scarsa affidabilità di alcune protezioni in punti critici) e in libera per Ralf (35 m. - VII-/Ao o VII).
L7 - A dx della sosta per diedri con tratti friabili fino a un netto diedro con cunei che si sale fino a poter traversare a dx in corrispondenza di ch (e di una rimbombante lama staccata). Appena possibile, risalire diritti per diedrino fino alla sosta (30 m. - VI).
L8 - A sx della sosta, prima per placca a sx di un diedro-fessura e poi nel diedro-fessura fino a un terrazzino. Se la fessura è asciutta, proseguire per questa arrivando all'altezza di un ch storto e traversare a sx per placca a buoni buchi. Io trovo la fessura bagnata e sono costretto a un delicato pass. in artif. per raggiungere il ch storto. Ralf sale in libera (30 m. - VI/Ao o VI+).
L9 - A sx della sosta seguendo i ch fin sotto una zona di tetti. Si obliqua e si traversa a sx fino al punto di fermata. Né io, né Ralf tentiamo la libera nel crux del traverso. La stanchezza inizia a farsi sentire (e comunque il pass. non di chiara impostazione) (20 m. - VI+/A1).
L10 - Sopra la sosta per placca strapiombante. Il primo ch è alto (inutile cuneo intermedio di legno), ma il muro sottostante è articolato. A uno strapiombo si piega a sx e si entra in un diedrino che dà su compatte rocce grige. Per esse alla cengia. 3 p.a. per me, riducibili a 2. Anche Ralf rinuncia alla libera in alcuni punti (30 m. - VII-/A1).
L11 - Diritti sopra la sosta e a dx a prendere il diedro che scende dall'intagiio di vetta. Nell'ultimo tratto - strapiombo con rocce friabili - utile un'ampia spaccata disarticolante (40 m. - VI-/VI).

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Catinaccio
Via Leviti-Nemela
Leviti, Nemela - VI+/A1 (550 m.)
Mi convinse Gino Maffezzoni a ripeterla. Perdemmo un po'di tempo a trovare l'attacco, ma fu poi il tempo a far perdere a noi il senso di se stesso mentre, in una giornata di sole spietato senza una nuvola in cielo, tiravamo i sandwich di chiodi nei buchi della prima parte. L'artificiale, in questo tratto, è delicato: la ferraglia è molta (anche 30 chiodi a tiro), ma è infilata ad incastro in cavità di roccia non proprio compattissima. Ralf Steinhilber e Ivan Maghella si ritirarono proprio in questa sezione dopo che una cordata davanti aveva fatto precipitare loro addosso un comodino di svariati chili.
Dopo l'ultimo tiro di artificiale in traverso, la via è percorribile interamente in libera, anche se, da un certo punto in poi, le protezioni si rarefanno improvvisamente (la leggenda narra che Leviti a metà salita perse il martello). Abituato alla chiodatura abbondante delle lunghezze precedenti, nel tiro del camino grigio vissi momenti intensi quando, essendomi appeso all'imbrago solo rinvii, un friend e qualche cordino, scoprii che le uniche protezioni fisse presenti erano due chiodi (uno a 50 cm. dall'altro) nel bel mezzo del camino, per fortuna in corrispondenza del passo chiave. Sopra la via diventa facile, ma fa anche molti traversi. E' facile perdersi. La relazione più sicura e fedele è quella di Jacopelli. Imprecisa, invece, la rel. Furlani.

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Via Reali -  Belli
Reali, Belli - VII+/VIII-/A1 (700 m.)
Sale il primo evidente spigolo che si incontra costeggiando da Nord a Sud la parete Est del Catinaccio. Sembra impossibile salire quel tratto di parete senza far ricorso a chiodi a pressione. Invece la via è protetta interamente a chiodi normali, piantati - anche a mo' di sandwich - nei molti buchi della roccia, una dolomia non compattissima che rende delicata l'arrampicata libera. Nonostante Furlani, nella sua relazione, descriva la via come un itinerario misto libero-artificiale, durante la mia recente ripetizione salii in libera quasi tutte le lunghezze, tirando un chiodo al 4° tiro (poco affidabile), due al 5° (roccia davvero molto dubbia) e concedendomi qualche riposo prima di affrontare i tratti di roccia delicata. Sugli appigli tracce di magnesio precedenti alle mie ...
Queste le difficoltà in libera (secondo la mia modesta opinione).
1° tiro - Si attacca su rampa partendo circa 50 m. a sinistra dello spigolo;  facile obliquo a destra (IV - 50 m.).
2° tiro - Diritti per fessura a destra della sosta, da percorrere fino al suo termine. Poi traverso a destra. Pochi e poco affidabili i chiodi. Sosta in una nicchia. (VI - 40 m.).
3° tiro - Diritti per fessura, poi a destra mirando a un diedrino che in alto evolve in marcata fessura strapiombante. 1 chiodo di protezione prima dello strapiombo, poi ci si protegge (bene) solo a friend e nut. Al termine della fessura c'è uno spuntone sul quale si può fare sosta. Meglio proseguire: chiodi e ottima sosta pochi metri più sopra. Il tiro, sprotetto e difficile da capire,  mi è sembrato sfiorare il VIII- (6c+ ). Ma forse ero ancora freddo.
4° tiro - Placca verticale a buchi con tratti strapiombanti. 1 p. a. per la qualità della chiodatura. Quando i chiodi finiscono, si segue un esile diedrino che sale tendenzialmente a sinistra (VII /A1 liberabile - 30 m.).
5° tiro - Dalla sosta non si vedono chiodi. Come da relazione, la via prosegue a sinistra del punto di fermata (vago diedro su roccia delicata) puntando al fianco sinistro dell'impressionante prua soprastante. I chiodi riprendono prima dello strapiombo, per fortuna ben appigliato (anche se con roccia delicata). 2 p. a. prima della sosta (i chiodi sono piantati in uno scudo di roccia dall'aspetto malsano) (35 m. - VII+/A1 liberabile).
6° tiro - Traverso a destra, poi diritti e a sinistra. 3 soli chiodi sul tiro, che non mi è parso ulteriormente proteggibile. Sosta evitabile (20 m. VI+).
7° tiro - Si prosegue a destra della sosta e poi diritti, superando alcuni tratti di parete oltre la verticale. Sosta scomoda alla base di un'evidente fessura- diedro. E' necessario fermarsi (20 m. VII-).
8° tiro - Si sale la fessura fino al suo termine, si traversa a sinistra su roccia friabile, poi diritti per diedrino aggettante, ancora a sinistra, aggirando comodamente sulla sinistra un tetto, oltre il quale si prosegue per 20 m. circa lungo fessure nette. Sosta su pulpito e termine delle difficoltà (50 m. - VII+).
9° tiro - Lungo traverso a destra per rampa fino al catino sommitale. Sosta su spuntone (50 m. - IV+). Di qui la rel. Furlani suggerisce di traversare a destra puntando all'intaglio tra Catinaccio e Punta Frida (doppia e poi discesa a piedi per canale sul versante Nord Ovest). Non avendo trovato il punto di calata, Gino Maffezzoni ed io fummo costretti a salire fino in cima per placche, diedri e spigolo sovrastanti il settore destro del catino (400 m. ca di III).
In sintesi: una grande via dimenticata, che solo Gino poteva andare a ripescare nei polverosi e dimenticati recessi della sua biblioteca alpinistica.

P.S.: Dopo aver ripetuto la Maffei-Frizzera a Torre Vallaccia, abbasserei tutto di un grado, un grado e mezzo. Ma a questo punto... che confusione!

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Pala di Socorda
Via Schubert-Werner
Schubert-Werner - VI/VI+ (550 m.)
Bella via su roccia da buona a ottima.
Abbastanza precisa la rel. Rabanser [solo qualche dubbio dalle parti di L10 - Inoltre mancano diversi dei ch indicati].
Per l'avvicinamento non è necessario portarsi fino a Gardeccia per imboccare il sent. n° 583.
E' molto più rapido, una volta arrivati nel tratto di strada sulla verticale della parete, salire per rado bosco fino all'attacco [1 h circa da Moncion].
Precisa rel. visuale anche a questo indirizzo [sito "oltrelavetta", di Filippo Nardi e Beppe Prati]: http://oltrelavetta.com/files/Schubert-werner.pdf.
Discesa lunga e complessa.

L1 - Per fessurone sul fondo del gran diedro rosso uscendone sulla dx in corrispondenza di un ch contorto. Di qui diritti per breve tratto e in obliquo a dx fino a poter salire diritti aggirando a dx uno strapiombino; quindi per diedrino a una cresta di rocce rotte ed erba. Allungare bene le protezioni (55 m. - V+).
L2 - In traverso a sx. aggirare uno spigolo e imboccare un diedro-rampa grigio inclinato verso sx. Seguirlo anche quando diventa verticale fino al suo termine, al vertice di un pilastro. Utili friend grandi (45 m. - VI-).
L3 - Per qualch em. In obliquo a dx della sosta fino a imboccare un diedro che muore sotto uno dei tre tettini soprastanti la sosta [quello centrale? Non ricordo - ch nel diedro a indicare la linea]. Si esce a sx del tettino. Altro diedro fin sotto un nuovo tettino. Di nuovo fuori a sx [se bagnato, pass. delicato, tecnico: VI]. Poi diritti per diedro-canale erboso (45 m. - VI-).
L4 - Camino fin sotto un tetto. Se ne esce a sx. Poi più o meno diritti [non ricordo] fino alla base di un evidente diedro-rampa visibile anche dal basso (25 m. - VI-).
L5 - Percorrere tutto il diedro-rampa seguendone la biforcazione di sx fino al suo termine. Io trovo bagnato il fondo della fessura e salgo la parete alla sua sx. Quindi diritti per diedrino rotto fino a una nicchia. Sosta da attrezzare (55 m. - V+). 5 m. più in alto c'è una sosta attrezzata in una nicchia.
L6 - Canalino e paretina a sx di una grande nicchia. Poi diritti per diedrino (30 m. - IV).
L7 - Ancora diritti fino a uscire dal diedro. Poi in obliquo verso dx fino a una breve fessurina. La si sale. A una nicchia con cordone in cl obliquare a dx mirando a 2 ch. Dopo un breve strapiombo non proprio banale, si entra in un "nido d'aquila" uscendone sulla dx per rocce facili fino a 1 ch di sosta (45 m. - VI/VI+).
L8 - Forse qui Dario si è sbagliato. Comunque, a sx per rampa erbosa fino sotto la verticale di un diedro evidente. Salire la placca sottostante il diedro [poss. sosta?] e il diedro stesso [sprotetto] fino a un punto di fermata con 2 ch [la linea originale sale forse più a sx?]. Quindi traversare a dx sotto tetti fino a una sosta sul filo di spigolo (40 m. - VI/VI+).
L9 - Diedrino sopra la sosta, poi rocce rotte e vago spigolo di buona roccia. Al suo termine a dx a uno spuntone [fossili!] (50 m. - IV+).
L10 - A sx della sosta per diedrino. Poi non ricordo. Verso la fine del tiro Dario sale a un'evidente nicchia uscendone sulla sx [via originale a dx] (45 m. - V).
L10 - Per rocce facili sul filo di cresta. Con una lunghezza di 55 m. si arriva in prossimità della prima calata (rel. 21 luglio 2008).

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Pala della Ghiaccia
Via Weiss
Weiss, Colli - VI+ (300 m.)
Breve, ma molto sostenuta, con chiodatura essenziale e non sempre buona. Io e Giovanni Mostarda ne avemmo ragione solo in 8 ore di lotta con l'Alpe. Diversi tratti impegnativi con protezioni ballerine qualche metro sotto il fondoschiena. Il penultimo tiro, dopo il traverso a destra (chiodi e spit), prosegue diritto e lievemente a sinistra lungo fessura, fino ad una nicchia (chiodi). Di qui, secondo la relazione Jacopelli, proseguimmo a sinistra (passo violento in fessura e poi placche con roccia così così). Esaurita la corda, attrezzai una sosta (poco affidabile) a pochi metri dalla fine del pilastro. La discesa avviene sul versante opposto, in direzione Sud. Breve doppia su cordone vecchio e macilento per calarsi nel canale sottostante. Durante un primo tentativo, concluso causa freddo, Gino Maffezzoni ed io chiedemmo al padrone di un agriturismo di Ciampac come mai la montagna si chiamasse "Pala della Ghiaccia". La risposta fu: "Perché ha la forma di una pala per il ghiaccio". Io penso invece che il toponimo stia per "Pala del ghiaccio", date le temperature rigide che lo contraddistinguono anche nei giorni più caldi d'estate. Regolarsi di conseguenza.

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Roda di Vael
Mugoni
Eisenstecken - Fino a L2
Eisenstecken, Rabanser, Pircher - V- (80 m.)
Riporto la rel. dei soli 2 tiri che abbiamo salito, come promemoria per un'eventuale prossimo tentativo.
Con Dario Sandrini e Giovanni Mostarda ci ritiriamo dalla seconda lunghezza perché lenti (causa stanchezza), preoccupati per i previsti temporali pomeridiani e per forti dolori alla caviglia di Dario.

Attacco - Il sentiero che passa sotto la parete 541), proprio nel punto in cui la tocca, si infila sotto una grande lastra staccata. E' il punto d'attacco.

L1 - Salire in obliquo a sx la bella parete articolata grigia in corrispondenza del margine sx della lastra; al suo termine in obliquo a dx fin sotto una fessura con un breve tratto strapiombante; oltre lo strapiombo salire qualche m. per rampa di rocce erbose fino a poter rimontare lo spigolo che delimita a dx la rampa; in obliquo verso dx alla sosta, sotto un sistema di diedri non visibile dall'attacco (45 m. - IV+).
L2 - Diritti nel diedro; dopo 20 m. poss. sosta; ancora diritti per camino fino a una sosta sotto una verticalizzazione del sistema di fratture (40 m. - V-) (rel. 10 luglio 2007).


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Vallaccia
Piramide Armani
Via dello Spigolo
Maffei, Stenghel - VI- (500 m.)
La relazione di Furlani è sostanzialmente corretta. Ripetuta con Filippo Nardi e Giovanni Mostarda (c'era una quarta persona, di cui non ricordo né il volto, né il nome). La via non è sostenuta, ma è poco chiodata. E la roccia in alcuni tratti lascia a desiderare. Tuttavia la linea è estetica e i luoghi sono selvaggi e affascinanti. Discesa complicata. Utili i chiodi.

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Via dei Tre Diedri
Stenico, Maffei - VI+ (470 m.)
Linea logicissima (tre evidenti diedri in successione, come suggerisce il nome, nel settore dx del pilastro) e roccia molto buona per questa bella via. Credo sia difficile trovarla in condizioni ottimali, come è capitato a noi. Gradi dolomitici standard..
Integrazioni alle rel. Iacopelli e Furlani.

L1 - Per bella placca a buchi puntando alla base del primo diedro. Se ne salgono i primi metri friabili prestando attenzione alla qualità della roccia. Poche possibilità di protezioni buone nel tratto mediano (40 m. - V-).
L2 - Si continua sul fondo del diedro uscendone a sx in placca quando questo piega a sx. Quando, per un breve tratto, il diedro si verticalizza di nuovo, rientrarvi e, al suo esaurirsi, traversare a dx in cengia (45 m. - V+).
L3 - Tiro di raccordo. Traverso a dx per cengia e rocce facili (20 m. - II).
L4 - Diritti, in obliquo e in traverso a sx per bella placca con roccia non sempre solidissima (non è facile proteggersi adeguatamente) fino a un diedro che si risale. Al suo termine, su terrazzino, la sosta (40 m. - VI-).
L5 - Inizio del secondo sistema di diedri. Sopra la sosta per breve diedro fino a un tetto (1 ch) che obbliga a traversare a dx su blocchi instabili fino a entrare in un diedro sotto un tetto umido; sotto questo traversare a sx (se bagnato, il pass. può essere ostico) e proseguire per qualche m. nel diedro soprastante (30 m. - VI-).
L6 - Sempre sul fondo del diedro, uscendone sulla sx quando il muro si appoggia; sosta sulla verticale di grandi tetti (40 m., mi pare - V+).
L7 - In obliquo a sx per placca fino a un diedrino che conduce di nuovo sul fondo del secondo grande diedro; lo si risale tutto fino a che questo si esaurisce in una rampa inclinata a dx; salirla per quanto lo consente la corda; sosta da attrezzare, per me cl + 1 ch dopo circa 55 m. (55 m. - V+).
L8 - Facile muretto sopra la sosta; poi in obliquo e in traverso a dx su cenge fino all'inizio del terzo diedro (25 m. - IV).
L9 - Sul fondo del diedro con divagazioni sulla placca alla sua sx; magnifica arrampicata; sosta da attrezzare (55 m. - VI).
L10 - Sempre sul fondo del diedro; quando questo sta per concludersi sotto tetti, traversare 3 m. a dx a un diedro secondario che si sale fino a una sosta con 3 ch, sulla verticale dei tetti sommitali (50 m., mi pare - VI-).
L11 - Proseguire sul fondo del diedro fessurato fin sotto i tetti sommitali (20 m. scarsi - V+).
L12 - In traverso a dx fin sulla verticale del chiodato diedrino d'uscita; lo si supera (roccia delicata), si sale per qualche m. su rocce più facili e, in cresta, si traversa a dx fino a uno spuntone con cordoni di calata (40 m. - VI+) (Rel. 21 luglio 2007).

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Torre Vallaccia
Via Maffei-Frizzera
Maffei, Frizzera - VII/A1 (gradi Marmolada) (565 m. ca fino al termine delle difficoltà)
Relazione di Furlani da integrare, secondo me, così.
Attacco in corrispondenza di un pilastro appoggiato alla parete, cordino azzurro in clessidra alla base.
1° tiro - Per fessura a sx del pilastrino (ch in buco al suo termine), di qui 2-3 m a dx (ch) e poi in obliquo a dx per placca a buoni buchi puntando ad un piccolo tetto (per proteggersi, solitaria e infima clessidrina, friend sotto il tetto e poi ch in fessura); proseguire per la soprastante fessurina (VII-), al termine della quale a sx alla sosta (30 m.).
2° tiro - Proseguire per l'evidente diedro-fessura sopra la sosta; alla sua conclusione prendere per la rampa-fessura a tratti friabile che taglia la soprastante placca appoggiata (55 m. - VI+ - Possibile sosta all'inizio della rampa).
3° tiro - Salire tutta l'opprimente fessura strapiombante e di roccia cattiva che sovrasta la sosta e proseguire per il successivo diedro. Tiro chiave (60 m. - VII/A1, qualcosa di molto simile ad un 7a - Sosta su 2 ch nel diedro, 1 lasciato da Dario Sandrini).
4° tiro - Ancora per diedro, aggirando sulla sx un tratto strapiombante e su roccia infima e rientrando sulla linea con traverso a dx su cengia friabile; diritti per fessure rotte (2 parallele sopra la cengia, 1 ch poco visibile) e, al loro termine, a sx (sosta in nicchia - V+ - 30 m.).
5° tiro - A sx della sosta e poi diritti per diedro di roccia compatta; al suo termine ancora diritti per vago colatoio verticale di rocce rotte ed erbose; sosta su ampia cengia alla base di un vasto catino (65 m. - VI+ - A circa 2/3 del tiro 2 chiodi affiancati, non di sosta, uno abbandonato dal sottoscritto, ritenendolo di via, mentre era stato piantato da Dario per ulteriore sicurezza).
6° tiro - A sx per canale, poi camino; sosta su chiodo e spuntone dopo circa 60 m. Allungare bene la propria assicurazione alla sosta per potersi proteggere sotto il piccolo tetto a dx in caso di scariche (IV).
7° tiro - Sempre nel camino con bella arrampicata (60 m. - V).
8° tiro - Traversare nettamente a dx per placca di rocce rotte, oltrepassare un canale e proseguire per avancorpo accidentato puntando ad un sistema di fessure che taglia la Torre di dx delle due che incombono sulla dx (60 m. - III+ - sosta in nicchia - 1 ch angolare rosso mio lasciato).
9° tiro - A dx per rocce verticali, ma articolate, poi diritti e a sx, puntando a un diedro inclinato verso dx. Sosta in nicchia su clessidra al suo termine (45 m. - V/V+).
10° tiro - Diritti sopra la sosta per fessure strapiombanti parallele e successivo camino; al suo termine a dx (1 ch di via), puntando a un sistema di rampe e fessure verso dx che si segue fino al suo termine; si supera una lama verticale e si prosegue ancora a dx per rampe fino ad una nicchia (60 m. - sosta da attrezzare - nessun chiodo lasciato - VI/VI+).
11° tiro - A sx della sosta e poi diritti, puntando ad un diedrino che si segue fino ad oltrepassare il filo di cresta sulla cima della Torre (40 m. - sosta su spuntone).

A questo punto, si traversa per cengia verso Sud-Est e si scende ad una forcella tra le due Torri. Di qui un lungo tiro su rocce rotte, caminetti e placca friabile (70 m. - III +) conduce in vetta alla Torre Sud (la più alta delle due, quella che appariva a sx guardandola dal catino dei tiri 7 e 8 - Sasso delle Undici?). Si prosegue per cresta sempre in direzione Sud-Est (60 m.) fino ad un camino friabile (III) tramite il quale si scende ad una forcella. Un (mio) cordino blu in classidra sul versante opposto segnala la prima delle calate tramite le quali si scende nel lungo canale orientato verso la Val San Nicolò (Est). Le prime calate sono di 30 m, l'ultima, se si vuole scendere direttamente nel canalone sottostante, di circa 45. Un'ulteriore breve calata (30 m) consente di risparmiarsene il primo disagevole tratto. Di lì in avanti si scende a piedi ora per canale, ora per prati alla sua dx (tracce di camosci).
Spostarsi sempre per pendii erbosi verso dx (rispetto al senso di marcia - Est) fino a un secondo canalone nel quale ci si immette grazie a un'esile cengia su paretina percorsa dai camosci.
Per il canale o, più facilmente, per pendio erboso alla sua sx a un dosso boscoso [capanno di caccia].
Scendere sempre diritti per il ripido bosco fino a tagliare un sentiero segnato.
Ancora in discesa nel bosco sempre ripido [eventualmente tenere la sx] fino a incrociare un secondo sentiero che si segue in discesa verso sx [ovest].
Per questo a fondovalle, fino alla strada, appena sotto Malga Crocifisso. (rel. settembre 2004).

Negli ultimi 4 tiri, niente chiodi, né difficoltà, né artificiale, né camini d'uscita come indicato da Furlani. Solo il tracciato corrispondeva abbastanza alla descrizione. Avremo seguito la via originale o ci saremo infilati su una linea autonoma?
Secondo Dario è vera la prima ipotesi, secondo me la seconda.

In conclusione, roccia infima, protezioni rarefatte, gradi sostenuti (il 3° tiro aveva secondo me tutta l'aria di un 7a da falesia con chiodi così così e roccia marcia): una via da consigliare ai nemici, a meno che non si parta già con l'intenzione di vivere un'avventura d'altri tempi.

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Torre Salvanes
Via Bernard-Vigo
Bernard, Vigo - VI/VI+ (400 m.)
Bella via su roccia insolitamente buona per la Vallaccia.
Meriterebbe maggiore fortuna.
Purtroppo la rel. Furlani indica l'attacco in modo poco preciso, rendendo difficile il reperimento della linea sulla parete.

Attacco - Per canale ghiaioso portarsi sotto lo Spigolo dei Fassani.
Traversare a sx sotto la parete, oltrepassando il cordone di partenza della "Maffei-Frizzera", oltrepassare una quinta della parete, tralasciare un primo e un secondo sistema di evidenti fessuroni e camini e salire fino al punto più alto della conoide sotto la parete. Sulla sx, su una cengia a circa 50 m. da terra, si nota una rada macchia di larici. La prima sosta è in corrispondenza del grande larice più a dx, tra quelli cresciuti sulla cengia. La via sale più o meno sulla verticale del larice, prima per fessure a dx di un pilastro e poi per placche fessurate sulla dx di un grande naso giallo che dal basso incute timore.

L1 - Per diedro canale (appena a dx) e placca di rocce rotte (a sx) fino al larice (50 m. - III).
L2 - Portarsi sotto la parete e traversare a sx fino a una breve placca di roccia friabile che porta all'attacco del sistema di fessure a dx del pilastro di cui nell'intro. Salire a sx di un tratto molto friabile grazie a uno spuntone, per roccia più solida portarsi sotto uno strapiombino, traversare a dx ed entrare nella fessura [ch con fettuccia blu], salendone il primo tratto off width. Sotto uno strapiombo, quando questa si biforca, prenderne il ramo di dx. Sosta da attrezzare in placca alla sua dx con 1 ch a U in buco e cl (30 m. - VI/VI+). [10 m. sopra, sul vertice del pilastro, c'è una sosta attrezzata].
L3 - A dx della sosta per placca. Poi di nuovo a sx nel fessurone [1 ch e 1 cuneo sul fondo]. Salirlo per il bordo esterno [dulfer strana in partenza], raggiungere il vertice del pilastro, salirlo, scendere nel diedro camino alla sua sx e percorrerlo fino al suo termine. Per canale e rocce rotte a uno spuntone sotto placche fessurate (40 m. - VI/VI+). L4 - Diritti sopra la sosta per fessure. Quindi si supera un breve tratto strapiombante da sx a dx e si sale per rampe e fessurine inclinate a dx fino a entrare in un camino. Al suo termine qualche m. a sx per cengia (50 m. - VI-). E' possibile evitare il camino per fessura di dita alla sua sx (VI).
L5 - Diritti per rocce rotte fino a un ch in fessurino in mezzo a una placca. Al ch si traversa a sx entrando in una rampa obliqua da sx a dx che si segue fino al suo esaurirsi sotto uno strapiombo "ad ala di pipistrello". Alla sua base una fessura rotta consente di aggirarlo sulla dx. Salire la fessura e il successivo diedro. Sosta con 3 ch (40 m. - V+).
L6 - Per fessura sopra la sosta e a sx. Al suo termine traverso a dx per qualche m.. Poi diritti per muro di ottima roccia. Sosta in nicchia (30 m. - V+). L7 - A dx della nicchia per roccia molto lavorata. Diritti fin sotto uno spigolino poco accennato; lo si sale [1 ch grigio poco visibile] e si punta a una fessura-camino friabile; salirla fino al suo termine e procedere per il seguente diedro appoggiato (55 m. - V+/VI-). L8 - Si aggira sulla dx un ultimo risalto della parete (45 m. - III). L9 - Per prato a sx e rocce facili a dx in cresta (55 m. - II).

Discesa - Spostarsi per prati verso il canalone che scende dall'intaglio tra Torre Vallaccia e Cima Undici. Raggiuntolo, cfr. rel prec. (rel. 21 luglio 2008)

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